Volontari per tenere aperti i musei chiusi perché senza fondi

Poche settimane fa, a seguito dell’annuncio della sconvolgente chiusura domenicale dei siti della Soprintendenza nel bresciano, abbiamo denunciato la stato di dissesto e malessere della nostra cultura a seguito di insensati tagli e riduzioni di fondi al Ministeri per i Beni Archeologici e Culturali, protratti per anni e anni da parte del governo.

Un cultural planning, ossia una gestione efficiente del nostro patrimonio culturale investendovi in maniera adeguata, invece, può trasformarsi in uno straordinario volano per la nostra economia, attirando turisti ed investimenti stranieri.

La chiusura nei giorni festivi delle Grotte di Catullo o della Villa Romana di Desenzano sono i primi sintomi di una recessione economica e culturale.

Con i suoi musei nazionali chiusi la nostra provincia perde appetibilità e potenziali visitatori che si sarebbero anche resi clienti dei nostri alberghi, ristoranti e negozi. Invocare nuovi fondi da parte del governo è legittimo, ma non è il momento, vista la grave crisi che lo attraversa, insieme al dissesto finanziario dell’intera nazione.

Non potendo tollerare di vedere l’agonia della nostra cultura senza fare nulla, proponiamo soluzioni d’emergenza, temporanee, ma in grado di “puntellare il palazzo” impedendogli di crollare.

Non vi sono i soldi necessari per pagare gli straordinari dei dipendenti del Mibac durante i festivi? Non vi sono abbastanza dipendenti perchè il ministero stremato non può assumerne di nuovi? Dettami legislativi imbrigliano la gestione delle ore di lavoro dei dipendenti in maniera soffocante? La soluzione sta nel volontariato e nell’associazionismo.

Bisogna promuovere la nascita di associazioni culturali o appoggiare quelle già esistenti, i cui membri, volontari, con l’assenso della Soprintendenza e con un’opportuna formazione di base possano procedere all’ordinaria amministrazione dei nostri musei nazionali, stando alla biglietteria, ai cancelli e, perché no, guidare i turisti nelle visite durante le domeniche e i ponti, garantendo così la continuità delle aperture. Questo in attesa di tempi migliori durante i quali il Mibac sia finalmente in grado di pagare gli straordinari e di assumere nuovi dipendenti. Passata la tempesta,associazioni e volontari potrebbero comunque continuare attività di supporto e promozione culturale insieme ai professionisti del settore assunti.

Armare il popolo” è sempre una decisione sofferta. Extrema ratio, dicevano gli antichi, sintomo di crisi profonda, ma in attesa di soluzioni governative e legislative non si può rimanere con le mani in mano.

I nostri siti archeologici devono rimanere aperti e attrarre turisti da tutto il mondo che riempiano i nostri hotel, i nostri bar e ristoranti e che tornino a casa pieni di souvenir, soddisfatti della loro vacanza, ripromettendosi di tornare l’anno venturo invitando magari gli amici. Non vogliamo mai più vedere turisti tedeschi sbigottiti di fronte ai cancelli chiusi di domenica delle Grotte di Catullo che scuotendo la testa in segno di disapprovazione pronunciano a mezza voce “Italiener…”, come se l’appartenere alla nostra nazione sia “garanzia” di inefficienza e inaffidabilità.
Armando Bellelli, responsabile cultura coordinamento provinciale FLI

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Il Mibac e, quindi, la Sopraintendenza non hanno soldi eppure questi siti generano un giro d’affari non indifferente. Grotte di Catullo e Castello Scaligero di Sirmione assieme in un anno registrano circa 1 milione di euro di biglietti di ingresso: i soldi vanno a Roma (non al Mibac) e dovrebbero essere poi rendicontati in gran parte, ma non è così.EG

 

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