Giovani politici a Gardone Riviera: amministratori under 35 tutto impegno e niente casta.

 

Stefano Ambrosini, organizzatore dell'incontro.

Nell’attraente contesto di Villa Alba, a Gardone Riviera, si è tenuto a ottobre YpBPr (Youth Politicians’ Best Practice), convegno che ha voluto riunire giovani amministratori pubblici, con l’obiettivo di formare una rete intorno alle esperienze vissute per permettere di imparare gli uni dagli altri. L’organizzazione impeccabile di Stefano Ambrosini (consigliere comunale di Gardone Riviera) ha portato a Villa Alba diciotto relatori under 35 di diversi colori politici, che hanno raccontato come ogni giorno si trovano a risolvere i problemi della quotidianità da amministratori.

Giovani amministratori locali che sono ben più di quanti si possa immaginare: il 20% dei 126.000 amministratori presenti in Italia è Under 35, il problema è che la maggioranza degli stessi è stata eletta nei comuni con meno di 5.000 abitanti (il fattore economico in campagna elettorale è evidentemente fondamentale) ma soprattutto non fanno riferimenti ai partiti storici, quanto alle liste civiche.

La maggioranza dei giovani relatori ha respinto il giovanilismo inteso come quote imposte di giovani nei partiti, “gli spazi sappiamo guadagnarceli, a patto di avere le stesse basi di partenza contro i baroni della politica” ha detto Charlie Lynn, consigliere comunale di Follonica (GR), 31 anni. “I giovani non sono più bravi dei meno giovani ma hanno dei fattori in più: tanta passione e voglia di fare, ma soprattutto la capacità di guardare, dialogare e imparare dagli altri. Possiedono inoltre l’innovazione nel proprio DNA, strumento che li aiuta a migliorare e semplificare la gestione delle amministrazioni pubbliche” ha affermato Martina Sassoli, 24enne assessore di Monza (MB).

Più di un intervento ha suggerito come, al contrario di chi siede al Parlamento, fare gli amministratori locali non voglia dire appartenere a una casta. Molti hanno ricordato come scompaiano il sabato e la domenica, come si passino le notti a rispondere alle mail dei cittadini dopo che la stretta finanziaria ha tolto le segretarie negli uffici, come non ci siano rimborsi spese per nessuno spostamento, come gli stipendi da sindaco nei piccoli Comuni non raggiungano i 900 euro al mese, senza contributi pensionistici, senza poter lavorare esternamente viste le tante cose da fare.

Da qui la necessità di evolversi, di utilizzare la tecnologia come strumento fondamentale per governare, sia per comunicare con i cittadini, sia per migliorare l’efficienza. Tanti coloro che hanno evidenziato le difficoltà che s’incontrano giornalmente nelle pubbliche amministrazioni, per esempio per “l’incapacità di valutare il proprio personale secondo criteri oggettivi di lavoro” come ricorda Alessandro Cattaneo, 31enne sindaco di Pavia, quanto per “stipendi dei dirigenti comunali che superano notevolmente quello del sindaco sebbene le responsabilità siano inferiori”. “L’età media dei dipendenti comunali è di cinquantacinque anni, come pretendiamo di fargli usare gli strumenti tecnologici più avanzati senza nemmeno i fondi per la formazione” continua Andrea di Sorte, 28enne assessore a Bolsena (VT).

Bisogna inventarsi e mettercela tutta, per esempio continuando nell’accorpamento dei servizi fra più Comuni oppure investendo nell’ambiente, come ha fatto Elisa Deo, sindaco di Galeata (FO) classe 1982, creando un impianto fotovoltaico comunale che permette di avere a disposizione 320.000 euro l’anno per sopperire alla mancanza di fondi. “Dovremo essere una generazione politica che studia sempre di più e che s’informa, al contrario di chi ci ha preceduto” afferma Alessandra Moretti, giovane assessore a Vicenza.

Il bravo giornalista Gianluigi Nuzzi, moderatore di parte dei gruppi di lavoro, dopo aver sentito l’intervento entusiasta di uno di questi ragazzi ha detto: “La vecchia politica rispetto alla nuova politica, quella che vedo qui, è come la televisione rispetto a internet”. Abbastanza esplicativo.

C’è anche chi, come il già citato Lynn, dice “no ai giovani vecchi, quelli che sono giovani anagraficamente, ma portano avanti gli interessi di chi li ha preceduti e li ha spinti in quel ruolo”. A tal proposito mi viene da associare questa frase all’intervento del giovane Parlamentare PDL Nicola Formichella. Una serie di sue affermazioni hanno fatto borbottare molti tra i presenti in sala, soprattutto quando, riferito al popolo viola che il giorno prima ha manifestato a Roma, ha detto :“Li vedo lì accampati in via Nazionale, ma io ancora non ho ben capito cosa vogliano”; o quando, dicendo come la politica debba essere strumento per creare sviluppo e fare rete, aggiunge: “mi rivolgo soprattutto ai giovani del centrodestra in quanto i giovani del centrosinistra sono più chiusi e indottrinati”. Ebbene, a mio avviso questo è un giovane vecchio, rimasto attaccato ai vecchi dogmi.

Fortunatamente è stato seguito dall’intervento di un’altra giovanissima del PDL, Lara Comi, europarlamentare, che ha spiegato come in Europa regni il dialogo costruttivo (destra e sinistra fanno squadra), come vi sia un maggior rispetto delle istituzioni, la prassi di interventi più corti ma ascoltati, commissari europei che se arrivano in ritardo perdono il diritto di parola. Ha affermato come sia indispensabile “Fare squadra, anche con gli indignati che ha sentito personalmente telefonicamente (e che ritiene possano contenere tanti giovani anche di centro destra) perché la Politica va oltre i colori. Quelli incappucciati non sono né di destra né di sinistra, semplicemente non li definirei nemmeno giovani”.

Togliendomi un piccolo sassolino dalla scarpa, ripeto la battuta a fine delle due relazioni che un giovane ragazzo seduto accanto a me ha detto: “I migliori, evidentemente, li mandano in Europa”.

di Fabrizio Benzoni

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  1. YpBPr.. ancora si sente l’eco.. | Benzo's

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