Lombardia: il produttivo traino con la tangente bipolare I vertici di Pdl e Pd toccati da casi di corruzione

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La nostra regione definita spesso traino dell’Italia, centro nevralgico dell’industria padana in questi mesi ha dimostrato come la seconda repubblica non sia mai sorta dalle macerie di tangentopoli.
In un periodo in cui sono noti a tutti le difficoltà strutturali della nostra nazione (debito pubblico, mancata crescita economica, corruzione, evasione fiscale) i due partiti che si sono presi la responsabilità di farci uscire dal pantano di Mani Pulite in realtà hanno dato continuità agli stessi sporchi vizi di una classe politica oramai screditata a tutti i livelli. Quest’anno il Pdl e il Pd lombardi sono stati toccati, nei loro vertici regionali, da presunti o quasi certi reati di corruzione riguardo a fatti compiuti durante il loro lavoro come nostri rappresentati. Nicoli Cristiani e Filippo Penati accusati entrambe di corruzione (traffico di rifiuti, concussione) ci chiarificano ancora una volta come procede la metastasi italiana della corruzione che ci costa, secondo la Corte dei Conti, 60 miliardi di euro all’anno. Sono gli appalti e i controlli fiscali i settori in cui le bustarelle e gli scambi di favori sono più frequenti. Questo costo oltre ad essere pagato dai cittadini sottrae di fatto risorse allo Stato. Eppure, ad oggi, nessun governo italiano ha ancora ratificato le convenzioni internazionali a partire da quella di Strasburgo del 1999 che prevede l’introduzione, nel codice penale dei singoli paesi, di delitti importanti come il traffico di influenze illecite (cioè la corruzione realizzata con favori e regali invece che con la classica mazzetta), la corruzione fra privati, l’auto-riciclaggio.
Nonostante il precedente fatto di condanna in appello per abuso d’ufficio a due anni di reclusione (pena caduta in prescrizione), il caso di Nicoli Cristiani con le sue 15000 preferenze del 2010 ci spinge ad una riflessione netta sulle responsabilità che abbiamo noi cittadini quando ci accingiamo a votare, spesso credendo di esercitare una semplice x per una preferenza politica a priori senza entrare nel merito dei “curriculum” dei candidati. Chi l’avrebbe mai detto che dopo essere stato assessore alla qualità dell’ambiente lo sciagurato sarebbe poi stato arrestato per traffico organizzato di rifiuti illeciti alla faccia della salute di noi lombardi?!
Filippo Penati l’ex capo della segreteria politica di Bersani è accusato di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. L’indagine parte dalle rivelazioni di due imprenditori, anch’essi indagati: Giuseppe Pasini, ex proprietario dell’area Falck, e Piero di Caterina, capo dell’azienda di trasporti Caronte. Secondo l’accusa, Penati sarebbe stato il destinatario di 5,7 miliardi di lire per favorire alcuni imprenditori. Ciò nonostante il giudice per le indagini preliminari di Monza Anna Magelli ha respinto la richiesta di carcerazione per l’esponente politico perché secondo lei non ci sarebbero state né concussione né finanziamento illecito ai partiti. Il vero punto politico (e giudiziario) dell’inchiesta è però un altro. Se davvero Penati ha intascato tangenti a partire dal 1994, cosa sapevano di tutto questo i vertici nazionali prima dei Democratici di sinistra e poi del Pd?
Cari lombardi saremmo ridicoli se continuassimo a recitare il ruolo paternalista e moralista nei confronti del sud Italia riguardo a certi comportamenti poco leciti e nocivi nei confronti della cosa pubblica, purtroppo la nostra classe dirigente non ha bisogno di alcun cattivo maestro.
Luca Speranzini

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