Manerba Investimenti al capolinea: si va in liquidazione ma l’ex presidente replica alle accuse: scelta politica

 

Isidoro Bertini, sindaco dal 1988 al 2008 ed ex presidente della municipalizzataPaolo Simoni, sindaco di Manerba eletto nel giugno del 2009

Era il braccio operativo del Comune con licenza di cimentarsi in ogni genere di operazioni, anche talvolta spregiudicate: dalla compravendita di terreni all’installazione di impianti fotovoltaici, dall’installazione di sistemi di allarme a operazioni immobiliari. La gestione a quanto pare poco lungimirante ha finito con l´affossare il bilancio della municipalizzata Manerba Investimenti, capace di accumulare un «buco» di di 3.666.025 euro. Ora la società sarà messa in liquidazione, ma il municipio dovrà sobbarcarsi un onere di 750mila euro per far quadrare i conti.

Era nata nel 2005 con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi. La società patrimoniale, di proprietà del Comune, all’epoca guidato da Maria Speziani, era però già stata oggetto di aspre polemiche, con accuse di cattiva gestione, perdite e debiti. A fare i conti con una situazione poco felice è stata la nuova amministrazione guidata da Paolo Simoni, che, eletto nel giugno 2009, nel dicembre dello stesso anno ha portato il consiglio comunale a decidere sulla sua liquidazione, in un clima di scontro frontale tra maggioranza e minoranza.

Carte alla mano, l’amministrazione si è trovata con una società con debiti accumulati e attività avviate senza un serio progetto industriale e risultate palesemente in perdita. Commercialisti e liquidatori non hanno mai avuto alcun dubbio sulla messa in liquidazione. Il 3 novembre il consiglio comunale ha dato il via libera al concordato preventivo e contestualmente ha anche autorizzato il Comune ad avviare un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della municipalizzata. A decidere sarà il Tribunale.

«Non stiamo celebrando processi – ha voluto precisare il Simoni – e non si tratta di strumentalizzazioni politiche. Stiamo compiendo dei passi necessari per tutelare la comunità. Avremo fatto questa azione anche su l’uomo coinvolto non fosse stato in politica. Bisogna dire basta alla convinzione che se uno sperpera soldi pubblici, il tutto non vada perseguito».

 

Quello installato il 29 febbraio 2009 al Crociale di Manerba è il primo monumento d'Italia al fotovoltaico

Manerba Investimenti era guidata da Isidoro Bertini, sindaco dal 1988 al 2004 e oggi consigliere di minoranza. Principale protagonista delle strategie della società, si è sempre opposto, contestando le analisi del consulente. Già negli anni passati aveva difeso operato e bilancio della municipalizzata, che ha realizzato oltre 50 impianti fotovoltaici (una quarantina in paese).

Subito dopo l’insediamento, il nuovo esecutivo, presto attodella difficile situazione economica, in un primo tempo aveva pensato di poter riportare in bonis la società con gli introiti delle cave gestite dalla multiutility. «Poi ci siamo resi conto che i bacini di escavazione erano esauriti e colmati da materiale inerti – ha spiegato Simoni – e non c’è la possibilità di risalire al responsabile ma, c’è il rischio che un giorno la magistratura dica di bonificare il sito». E che le cave diventino quindi un costo.
Il liquidatore oggi parla di una problematica situazione finanziaria, frutto di una gestione definita «disarmante» che ha generato uno spaventoso dissesto economico, materializzatosi in un buco milionario. Ora con un’operazione di finanza straordinaria il Comune dovrà coprire per 750mila euro il debito residuo, che si aggiungono ad altri 1.100.000 euro già accantonati per un’altra parte di debito. Inevitabilmente, c’è preoccupazione per le casse comunali. «Sono due anni che c´è questa situazione – spiega il sindaco – e ci siamo attivati. Vuol dire che dovremo fare meno opere pubbliche».

Bertini non resta però impassibile davanti alle accuse e racconta di un’azienda piena di potenzialità, chiusa con una mazzata, una strumentalizzazione politica a fini personali. «È un attacco assolutamente inaccettabile – dice – e dopo due anni e mezzo che ci siamo dimessi». L’azienda, secondo la sua posizione, sarebbe stata dissanguata e abbandonata a se stessa dopo che le sono state tagliate entrate sostanziose (fotovoltaico e cave) che avrebbero appianato gli investimenti fatti. Quando ha cessato l’attività dopo le elezioni del 2009, c’era un attivo di cassa di 270mila euro e lamenta una messa in linquidazione volontaria: «È ovvio che si vuol far credere che la società si trovi in una situazione di deficit patrimoniale irreversibile, tanto da giustificare il concordato preventivo». Non solo, solleva anche una questione che scotta alle cave in località Campagnola, dove nelle scorse vacanze natalizie qualcuno è entrato con ruspe e mezzi abusivamente. EG

— I numeri —

Il liquidatore Marco Scardeoni riferisce una problematica situazione finanziaria della società e parla di una gestione disarmante, con operazioni per coprire perdite che si accumulavano, come quella dell’acquisto di un terreno rivalutato poi 10 volte.

La scorsa primavera si registravano un mutuo residuo di 1.118.000 euro sottoscritto per l’acquisto e l’installazione di pannelli fotovoltaici; un altro residuo di 2.160.000 per l’acquisto di 20 appartamenti e a 20 garage annessi alla casa albergo di proprietà del Comune; un residuo di 27.000 euro stipulato per le spese di installazione degli impianti di allarme. Vi è poi un un prestito di 300.000 euro contratto per gli investimenti fatti sulla ristrutturazione del Museo della Rocca e un contratto di leasing ancora in essere originario di 382.000 euro e oggi residuo di 244.000, che era stato stipulato per l’acquisto delle centraline di allarme.

Negli ultimi tempi la società si era retta sull’attività della cava, ma, soprattutto da quando è iniziata la crisi nel campo edilizio, ha avuto un forte calo di ricavi. La grosse parte di denaro però proveniva da finanziamenti fatti dal Comune, che però non sono più attuabili per nuove normative.

Un importante credito è quello dell’impianto fotovoltaico da 74 Kw per un importo di 572.000 euro. Contratto siglato nel 2009 con Sollievo Solidale, con cui si ha un credito residuo di 422.000 euro, da incassare “piano piano un po’ all’anno”. Il business dei panelli solari era considerato strategico, ma conti alla mano per il liquidatore è risutlato un flop: questo venno ceduto alla Sollievo Solidale e la municipalizzata controgarantì il primo pagamento da 150 mila euro, dando la possibilità di pagare il restante in 20 anni.

Emblematico della gestione definita disastrosa è il caso degli investimenti immobiliari. Manerba Investimenti acquistò 20 appartamenti e altrettanti garage al presso di 2.530.000 euro, dandoli poi in locazione per 30 anni (il massimo consentito per legge) con un affitto complessivo di 42mila euro a fronte però di una rata annuale del mutuo di 140mila euro. Un’operazione costantemente in perdita e oggi il valore degli immobili si è svalutato a 1.827.000, ma è anche l’unica massa attiva della società. Poi, tra le varie operazioni, sono state acquistate per 382 mila euro 800 centraline per il teleservizio «manerba Sicura», ma ne furono piazzate 150. Le altre giaciono ancora in magazzino. Sui 1046 lampioni del paese venne installato un sistema per risparmiare i consumi, che però rese l’impianto fuori norma.

One Comment

  1. Dal Bresciaoggi del 7/12/11

    MANERBA. Il caso della municipalizzata
    Crack Investimenti:
    il sindaco Simoni
    querelerà Bertini
    Sul «buco» da 3,6 milioni di euro il braccio di ferro finirà in Tribunale

    Enrico Grazioli

    Riassunto delle puntate precedenti. A Manerba è stata messa in liquidazione l´azienda municipalizzata, per un «buco» di 3,6 milioni di euro.
    Per la Giunta guidata dal sindaco Paolo Simoni, è stato un atto necessario, conseguenza della malagestione precedente. ma l´ex sindaco Isidoro Bertini, come ex presidente della Manerba Investimenti, dice invece che questa storia della malagestione è solo una montatura per metterlo in difficoltà come avversario politico.
    La polemica va avanti: «Sono dati di fatto – spiega il liquidatore Marco Scardeoni – e non ci vedo nulla di politico. Sono arrivato un anno fa e la situazione era più o meno come oggi visto che la società era già in liquidazione; quindi, come previsto dalla legge, non ho fatto altro che cessare l´attività, iniziare a incassare i crediti e saldare i debiti, che erano grandi e importanti».
    Nessuna montatura, secondo il liquidatore, ma difficoltà reali. Emblematica, ricorda lo stesso, è l´operazione d´acquisto di 20 appartamenti con un mutuo annuale di 140mila euro, poi affittati a 40mila euro annui. A coprire il deficit era il municipio, che però non ha più potuto farlo in seguito al decreto 78 del 2010. E per forza di cose la società è andata in default. Negli anni sono stati trasferiti circa 2,5 milioni. «Il Comune – dice Scardeoni – è una cosa, la società un´altra cosa, che deve vivere di rendite sue, altrimenti l´operazione non regge».
    Alle contro-accuse di Bertini, risponde il sindaco: «Non posso che ribadire che non c´è stata alcuna scelta politica – ribadisce Paolo Simoni – e noi ci saremmo aspettati che venisse in consiglio comunale per dire che gli uffici tecnici avevano sbagliato. Visto che continua a rimarcare valutazioni inccetabili, la Giunta ha dato incarico a un avvocato penalista: faremo una denuncia per diffamazione».

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