Sirmione, a passaggio tra le curiosità botaniche

grotte catullo, aerea

Sirmione non è solo il Castello Scaligero, le Grotte di Catullo, i negozi, le gelaterie, i ristoranti e via discorrendo; a Sirmione c’è anche il verde. Questo è evidente, ma spesso sfugge all’osservazione attenta perché si viene distratti da tutti quegli scorci panoramici che il lago tutto intorno ci offre. Cerchiamo quindi di riscoprire insieme alcune curiosità botaniche di Sirmione:

Ancora lungo la penisola, circa un chilometro prima del castello Scaligero, sorprende per le sue dimensioni un maestoso Pioppo nero che ombreggia l’intero largo Pertini che, a pochi metri dalla sponda del lago, impreziosisce il panorama verso Peschiera e il monte Baldo. Il suo tronco possente, che si biforca quasi subito, ha la ragguardevole circonferenza di quasi 7 metri (6,70 per la precisione). Quanti anni può avere? Difficile definirlo con precisione ma, dato che questi alberi possono vivere dai 200 ai 400 anni, non è improbabile che questo pioppo esistesse già all’inizio dell’ottocento quando i Francesi tolsero agli Austriaci il dominio del lago di Garda. Possiamo quindi immaginare che nel gennaio del 1801 il generale francese La Combe S-Michel , nel percorrere la penisola verso le Grotte di Catullo dove avrebbe festeggiato la fine della guerra con un pranzo all’aperto in compagnia del poeta Anelli e dei notabili di Sirmione, sostasse sotto questo albero. Quanto durerà ancora questo vetusto pioppo? Forse pochi anni perché sono già presenti delle zone marcescenti; inoltre l’immensa chioma offre troppa resistenza al vento e qui la Vinessa e il Balì non scherzano; quando soffiano, soffiano veramente.! E quindi, fin che resiste, godiamocelo questo monumento naturale.

Proseguiamo; siamo ormai arrivati in vista del castello Scaligero che ruba subito l’attenzione, ma prima soffermiamoci sui platani che fiancheggiano il viale: ve ne sono di età diverse perché trombe d’aria e malattie hanno sfoltito le fila di quelli già presenti all’inizio del secolo scorso, quando con la costruzione dell’Hotel Terme venne ridisegnata la zona prospiciente il castello. Quelli più grandi sono quindi gli originari che oltre ad ombreggiare il viale d’accesso a Sirmione hanno a suo tempo fornito un “sostegno” ai sirmionesi nelle loro esigenze quotidiane. Infatti da un albero all’altro erano state tese delle corde sulle quali venivano stesi ad asciugare i panni, in particolare le lenzuola, come documentato da fotografie e cartoline dell’epoca. Venivano appese anche le reti da pesca per asciugare e per essere rimagliate, manutenzione allora molto impegnativa dato che le reti erano di cotone, materiale che poteva marcire se lasciato a lungo bagnato.

Costeggiamo ora il porto e portiamoci verso il lato della penisola che guarda Desenzano; Avete mai fatto caso alle piante che fanno da sfondo alla “fontana dei marinai”? Avete mai osservato il loro colore quando, verso la fine di novembre, viene esaltato dalla luce del sole al tramonto? Fatelo, perché è uno spettacolo da non perdere. Si tratta di 3 grandi e robusti esemplari di Ginkgo Biloba che con le loro tremule foglie lobate si fanno ammirare dalla primavera all’autunno.

Entriamo ora nel borgo e ci dirigiamo verso la chiesa parrocchiale; sul lato che guarda a settentrione, alla fine di un bel filare vi svettanti cipressi, avrei voluto presentarvi una pregevole pianta che non tutti riconoscono anche perchè relativamente rara: un Tasso. Avrei voluto, ma ora di questa pianta è rimasta solamente l’aiuola che la conteneva, ora celata da una squadrata fioriera in legno che accoglie un cespuglioso cuscino di Bosso. Il vecchio Tasso, forse malato, non ha saputo resistere ad una tromba d’aria che qualche anno fa ha avuto ragione della sua proverbiale resistenza.

Pochi passi e scendiamo alla “spiaggia del prete”; un altro Pioppo nero di riguardevoli dimensioni si allarga quasi addossato al muraglione di sostegno dei sovrastanti giardini. In origine erano tre, ma due sono stati da tempo tagliati perché malati e rischiavano di schiantarsi con il vento. Questi alberi hanno una curiosa storia: alla fine degli anni cinquanta i pescatori che attraccavano a quella spiaggia, piantarono alcune dritte stanghe di pioppo per stendere le reti ad asciugare dopo averle fatte bollire nella “parola” (un grosso pentolone); ebbene, forza della natura, tre di queste stanghe attecchirono e crebbero!

Saliamo ora ai giardini verso le vecchie scuole elementari ora trasformate in un faraonico condominio; qui, nei pressi dei ruderi dell’antica chiesa di San Salvatore, ecco i patriarchi di Sirmione. Sono degli olivi plurisecolari, contorti e spaccati longitudinalmente dal tiro delle radici che si affondano nel terreno. Difficile datarli, ma non ci sbagliamo di molto se immaginiamo sotto la loro ombra, raccolti in preghiera, i patarini, gli ultimi catari che avevano trovato ospitalità a Sirmione. Per loro questi ulivi offrirono una parentesi di serenità prima che Mastino I° della Scala, per un “bel tratto” nei confronti del papa Nicolò III° impegnato nella lotta contro gli eretici, nel 1276 li fece catturare e rinchiudere nella vicina rocca. Trasferiti poi a Verona e sottoposti al processo della Santa inquisizione, gran parte di questi vennero condannati al rogo e giustiziati nella locale arena.

Ci sono molte altre piante notevoli: magnolie ed allori giganti, cipressi calvi d’America, aranci dai frutti dolci nati spontaneamente ed altre ancora; a voi scoprirle.

Silvano Buffa

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