Gli ambientalisti festeggiano per la chiusura della caccia

Forse mai come quest’anno il mondo ambientalista e animalista ha motivi da vendere per festeggiare la chiusura, avvenuta pochi giorni fa, della stagione di caccia. Una stagione che ci ha riservato di tutto: dalle vergognose controdelibere provinciali per aggirare, infischiandosene, stop operativi imposti dalla magistratura amministrativa, ai cacciatori con foto ricordo degli esemplari protetti abbattuti; dai patetici dietrofront della Regione motivati solo da opportunità finanziarie ai roccoli aperti a settimane dalla chiusura giudiziaria e impegnati a catturare e commercializzare specie protette.
Ben sapendo che il massacro continua, perché nel Bresciano il bracconaggio con conosce e non ha mai conosciuto stagionalità (il recentissimo sequestro di reti nel gelo dell’alta Valsabbia lo dimostra), il Coordinamento delle associazioni ambientaliste ed animaliste festeggia almeno l’inizio di una fase di relativa tranquillità per la fauna selvatica, e inizia fin da ora, anche alla luce dell’ormai imminente avvicendamento ai vertici dell’assessorato provinciale alla Caccia, a riproporre una questione di opportunità: la classe politica bresciana deve prendere finalmente atto dell’insensatezza del sostegno offerto a una minoranza sempre più esigua di cittadini. Un sostegno spesso al di fuori delle regole nazionali e comunitarie in materia, e sempre, sistematicamente lontano da un generale sentire comune che guarda agli interessi della fauna e non di chi la prende a fucilate.
La stagione che si è appena conclusa ha visto nell’ordine il nuovo varo della caccia in deroga a cinque specie di piccoli uccelli migratori che ha dato il via al massacro di milioni di esemplari; la messa in mora dell’Italia da parte della Commissione europea proprio per le continue violazioni delle direttive comunitarie in materia di deroghe; la doppia chiusura dei roccoli bresciani, fermati dal Tar, riaperti pochi giorni dopo dalla Provincia e richiusi nuovamente dal Tar grazie a un controricorso della Lega Abolizione Caccia; l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale della legge lombarda sui roccoli da parte del governo e la marcia indietro della Regione su deroghe e richiami vivi per il timore delle sanzioni europee.
Tutto ciò mentre il Nucleo operativo della forestale denunciava 80 bracconieri in 4 settimane, in larga parte titolari di licenza di caccia; e il tutto in una provincia nella quale i capannisti detengono 206 mila richiami vivi «ufficiali» affiancati da centinaia di migliaia di esemplari catturati illegalmente con le reti e «legalizzati» con anellini falsi o modificati. Quella appena descritta è una situazione da Far West, e le associazioni ambientaliste e animaliste esigono che anche questa parte di società impari finalmente cosa significa il rispetto delle regole.

Il Coordinamento Associazioni Animaliste e Ambientaliste Bresciane

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