Il Conflitto Stato-Chiesa alla fine dell’800: cosa succedeva a Desenzano?

Lo studioso Edoardo Campostrini, prima alunno e poi docente al Liceo Girolamo Bagatta di Desenzano, è autore di vari libri: l'ultimo è “Girolamo Bagatta: una Vita per un Liceo”

Nel primo pomeriggio di martedì 14 marzo 1899 scese alla stazione di Desenzano il vescovo di Cremona Mons. Geremia Bonomelli. Ad attendere il treno erano raccolte tutte le autorità civili e religiose del paese, il Parroco, il Sindaco, la Giunta, il Rettore del Collegio, il Preside del Liceo. Sotto la tettoia erano schierati i convittori del Collegio in uniforme, con bandiera e musica. Monsignore fu accolto tra gli applausi dei presenti e con il suono della fanfara del Collegio. Fuori della stazione la banda dell’Istituto Salesiano diede un nuovo benvenuto musicale all’insigne prelato, che avanzò a stento tra la folla, per salire in carrozza con il Parroco, il Sindaco e il Rettore. Lungo il bel viale della stazione, l’illustre ospite fu salutato da un numero straordinario di cittadini.

Chi era Geremia Bonomelli, per spingere un intero paese a gesti di accoglienza decisamente incredibili oggi? Nato a Nigoline (BS) nel 1831, studiò a Roma alla Gregoriana e quindi fu docente di teologia a Brescia. Nominato vescovo di Cremona, prese possesso della sede nel 1871, quando, a causa dell’occupazione di Roma, il conflitto Stato-Chiesa era accesissimo. Da subito Mons. Bonomelli si era schierato dalla parte di quei buoni cattolici, che volevano essere anche buoni italiani. Durante tutto il suo ministero vescovile svolse un’azione energica per persuadere i cattolici ad abbandonare le posizioni ostili allo Stato italiano.

Quando nel 1878 salì al soglio pontificio Leone XIII, i cattolici moderati sperarono che venisse intrapresa la via della conciliazione. Mons. Bonomelli scrisse allora una lettera al Papa, per incitarlo a ristabilire la pace fra la Chiesa e l’Italia. In particolare egli proponeva la creazione di un piccolo Stato Vaticano sulla destra del Tevere. Tali proposte non furono accolte, ma il Papa riconobbe che una distensione sarebbe stata proficua per tutti. Qualche anno dopo, Bonomelli propose a Leone XIII l’abolizione del “non expedit”, cioè del divieto per i cattolici di partecipare alla vita politica e in particolare alle elezioni. I tempi non erano ancora maturi, ma l’insuccesso di tali proposte non impedì al combattivo prelato di insistere nelle sue richieste. La storia avrebbe poi dimostrato la bontà delle idee di Geremia Bonomelli.

Ma cosa veniva a fare a Desenzano un vescovo di tale statura? La domanda non è fuori luogo, soprattutto se si considera il fatto che il vescovo aveva in programma di fermarsi sule rive del Garda non qualche ora, ma un’intera settimana! Noi che siamo oggi abituati ai vescovi “mordi e fuggi”, che tagliano un nastro o celebrano una messa e poi fuggono in Curia, dove hanno molto da fare…, non comprendiamo quella scelta di un vescovo di fine 800! Un’intera settimana a Desenzano, semplicemente per fare catechismo a dei ragazzi, per illustrare la dottrina cristiana ai convittori del glorioso Collegio fondato duecento anni fa (1812) da Girolamo Bagatta e da Felice Deder. Quanto amore doveva esserci allora a Desenzano per l’istruzione e la cultura, sotto tutti gli aspetti, compresi quelli religiosi, tanto che la piccola chiesetta del Collegio era ogni giorno piena di studenti che accorrevano a sentire la parola del dottissimo vescovo. La Desenzano che fin dai tempi dell’Interdetto (1568-1572) aveva dimostrato freddezza e distacco nei confronti della Chiesa e delle pratiche religiose, tanto da far nascere il famoso detto per cui nessun desenzanese andrebbe a messa ( Des en sa, des en la e nisù a mèså ), quella Desenzano manifestò un grande amore per la Chiesa e i suoi pastori e per la parola di Dio da essi proclamata proprio nell’occasione del soggiorno di Mons. Bonomelli a Desenzano nel 1899. Il “prelato patriota” lasciò Desenzano il 20 marzo, lasciando un vivo e grato ricordo di sé.

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