Le fontane di Sirmione

Acqua che si abbraccia alla scultura, si tramuta in monumento, diventa omaggio al mito, agli eroi del passato e commemorazione vibrante di vita: la “FONTANA”, strumento demagogico del Potere. Sin dai tempi più antichi, ed anche oggi, ci attorniamo di fontane monumento, che nascono per rispetto e che poi, passato il clamore iniziale, dimentichiamo, trasportate e relegate nel vano più avvilito.

A Sirmione è successo così alla bellissima “Fontana dei marinai”, con la sua ancora costantemente sfiorata dall’acqua che scende libera nel grande catino rettangolare di marmo; acqua che crea giochi di luce e suoni. Chissà come Ottorino Respighi avrebbe raccontato in musica ciò che questa fontana rappresenta: le rimembranze degli eventi del passato, il pianto delle famiglie dei caduti, la nostalgia della prora al vento e il fascino dei lunghi viaggi per mare.

Il monumento, situato inizialmente nel grande piazzale di fronte al porto, godeva della vista del maestoso castello. Nell’aprile 2003, durante l’amm. Ferrari, è stato smontato per fare spazio alla platea del “Premio Catullo” e collocato dietro l’ufficio informazioni, in vista dei pubblici w.c., soffocato, su un lato, da un mini parcheggio di motorini; di fronte il muretto del lungolago ed un continuo passaggio di autovetture, di gente distratta, interessata solo alla ricerca di un parcheggio libero e, poco discosto, un cartello con la scritta: “toilette”.

Ebbe molta più fortuna ed onore la statua di C. V. Catullo. Infatti, durante l’amm. Arduino, il busto del poeta (che tra l’altro compare in alcune riprese del film di coproduzione anglo-americana “Accadde un’estate” regia di Delmer Davis con Maureen O’ hara e Rossano Brazzi) era posizionato davanti alle attuali Poste, allora autostazione, tra mille sfumature di verde e riflessi di sole sulle foglie di palma, di viburno e freschi riverberi dalle coriacee foglie delle vicine magnolie. Non era certo una brutta “location”; indicazioni di W.C. non si leggevano da nessuna parte, ma qualcuno disse che era troppo vicino alle toilette pubbliche (situate dietro l’odierno ufficio postale) vicinanza che esprimeva grave onta per il Poeta. E fu così che l’argomento divenne di primaria importanza e dopo un bel po’ di chiasso, il sindaco poeta arrivò alla decisione di trovare una sistemazione più onorevole per il busto di Catullo che, finalmente, trovò pace in piazza Carducci, all’arrivo dei battelli e molto distante dalle “latrine”.

Durante l’ Amm. Ferrari, compaiono in Lugana, zampilli a bordo strada, ai piedi dei pali dei cartelli stradali che paiono un “fascio littorio” e una fontana che, generosa, vomita acqua su un massiccio monolito di rosso Verona.

Oggi non si migliora ciò che già esiste, non si dà spicco al monumento esistente. Perché? È demodè forse? Ma il rispetto di un monumento non può essere obsoleto e non significa per forza “bellicoso senso di patriottismo”; palesa invece ossequio alla nostra gente e per chi lo sa intendere, manifesta un esempio di moralità che, soprattutto in questi tempi in cui la politica ha bisogno di credibilità, non guasterebbe.

Intanto, il pozzo di piazza Castello è degradato a semplice orpello intralciante, mentre l’assessore competente ci propina altre nuove fontane. Forse in questo modo anche Sirmione potrà gemellarsi con Roma per le sue famose fontane e con Brescia che sembra ne conti più di Roma, tra grandi e piccole fontanelle in ogni angolo della città antica e nei cortili dietro i portoni chiusi di ogni palazzo patrizio.

E così anche Colombare si arricchisce di zampilli che ricordano le anime perse di un lago dantesco e di altri zampilli smorzati che eruttano colore cangiante (forse un po’ kitsch), spegnendo ogni riflesso. E quanto marmo orbo di disegno e di leggerezza! Fontane, rotonde o spartitraffico?Forse la Piazza dell’Unità d’Italia era stata pensata con altro nome e altro intento. Non sembra, infatti, che ci siano particolari che facciano ricordare l’Italia. Ci sono solo contenitori rettangolari che paiono degli abbeveratoi e tondi catini che rievocano le vasche dove si lavavano i panni. Poi c’è il costoso arredo floreale che emula le umili erbe dei nostri bei campi che furono. L’intento iniziale era commemorare le dignitose origini agricole della zona? E il titolo “Piazza dell’Unità d’Italia” è per il 150°? Ma poi, scusate: dov’è la Piazza?

One Comment

  1. scettico scrive:

    Perchè non ricordare nell’indecorosità dell’arredo urbano anche i lampioni sul lungo lago/darsena di Salò, un palo quadrato e una boccia di vetro dei peggiori anni ottanta completamente stonati con lo stile liberty originale e del contesto lacustre.
    Perchè non dare ulteriormente disonorevole menzione del lungolago a Desenzano.
    Sono passati decenni ma è una pugnalata al cuore vedere gli aranci autoctoni del lago sostituiti con delle fontanelle falliche che sembrano sex-toy e fontane che sembrano un incrocio transgenico di un orinatoio collettivo della festa della birra e un lavatoio e un espositore di cocco. Basta guardare particolari antichi del molo per capire il perchè.
    Forse un palo pitturato di nero con una boccia di vetro sono costati come un lampione decoroso normale in ghisa… e la differenza di questo “estro” è finita nelle tasche di qualcuno come reversale… Ben vengano gli Hooligans olandesi a sfasciare e a vandalizzare ciò che già oggi è istituzionalmente sfregio vandalizzante. Very bello? spending review? social card? E’ lecito che le istituzioni italiane prevarichino senza motivo l’idioma ufficiale (non patriottardo) con altri idiomi stranieri sulla nostra lingua propria? E’ accettabile??? Forse, sono ancora meno peggio gli hooligans.

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