Le mani sulla città. Barbacetto parla di mafia.

È stato un evento importante e partecipato la presentazione a Desenznao del libro “Le mani sulla città”, scritto per Chiarelettere da due noti nomi del giornalismo, Gianni Barbacetto e Davide Milosa, ora firme del Fatto Quotidiano. La serata del 7 dicembre è stata incentrata su vari temi tra cui principalmente la mafia in Lombardia, il concetto di legalità e la necessità di trasparenza nell’amministrazione di un territorio.

Gianni Barbacetto è un maestro del giornalismo di inchiesta, in alcuni suoi libri (“La Milano degli scandali”, “Compagni che sbagliano”, “Mani sporche”) ha addirittura anticipato filoni giudiziari e processuali eccellenti come mani Pulite o il caso Penati. Collaboratore anche di trasmissioni televisive, con Santoro per Anno Zero e con Lucarelli per “Blu notte”, Barbacetto è inoltre direttore dell’Osservatorio della microcriminalità organizzata in Lombardia. Indubbiamente un esperto in tema di mafie, corruzione e mala amministrazione.

È un’opera importante, una ricerca corposa e sistematica con cui vengono rappresentati gli ambienti lombardi in cui la ‘ndrangheta, e in parte la camorra, è fortemente radicata. Le fonti sono certe (testi di informative, richieste di arresti e sentenze) che certificano politici ‘nostrani’ eletti grazie ai voti della mafia, boss e affiliati: i temibili cognomi Papalia, Morabito, Lampada, Barbaro e Zagaria si confondono con i cognomi ‘nordici’ dei Luraghi, Perego e Locatelli. Intermediari e imprenditori compiacenti.

Gli ‘ndraghetisti ‘puri’ al nord non sono più di 500 – precisa Barbacetto – non un gran numero, il problema è che molti più imprenditori o operatori finanziari pensano di fare guadagni facili collaborando con le cosche (vd. smaltimento rifiuti speciali), ma poi si ritrovano rovinati…”. Ma tutto questo riguarda solo Milano e la sua provincia? Assolutamente no! Basta leggere la cronaca locale del 5 dicembre: un imprenditore di Mazzano, gambizzato mentre era alla guida della sua auto, sulla tangenziale, da due sconosciuti su una moto.

Quindi la mafia è a Brescia, nella nostra provincia? Certo ed è un fatto ormai acclarato. Annamaria Damiano, candidata a Sindaco per Desenzano (Sel, Idv e Desenzano in Movimento), ha proposto una sorta di protocollo per la legalità, un impegno che come amministratice porterà avanti per radiografare, a scanso di ombre o sospetti, tutte le imprese che lavoreranno sul territorio. “Sono già in contatto – ha detto – con i sindaci di comuni virtuosi nella lotta alla mafia e che aderiscono a una rete per la stesura a l’attuazione di di sistemi di controllo seri, veri contro l’infiltrazione delle mafie negli appalti”.

Già… gli appalti, le grandi opere e le speculazioni edilizie: sono certamente questi, ha spiegato Barbacetto, i settori più a rischio criminaità. Non si è potuto non ricordare la vergognosa vicenda delle mazzette al politico bresciano Nicoli Cristiani, ma si è arrivati quindi a parlare, in toni anche espliciti, delle grandi speculazioni edilizie in arrivo a Desenzano (loc. Tassere e Grezze), contro cui l’opposizione si è tanto battuta. Su questi temi il pubblico si esprime con calore: quasi sempre non si capisce chi sia l’impresa committente, chi ci sia dietro. Come si può essere sicuri che le ditte siano ‘pulite’? Chi è intervenuto ha spiegato come in questi casi i cittadini siano soli perché i politici, e quindi le istituzioni, non hanno a cuore la difesa del territorio. Tra il pubblico c’è anche chi ha denunciato la solitudine di chi vorrebbe parlare, denunciare ma poi viene lasciato solo.

E’ giusto indignarsi – ha concluso Barbacetto – ma non si deve generalizzare. Non sempre vale l’equazione speculazione edilizia-mafia, inoltre le srl a scatola cinese vengono così costituite per ragioni fiscali… non una bella cosa certo, non sempre sono lavatrici di denaro sporco. Sull’inchiesta Niccoli Cristiani però posso solo dire questo: non è finita e avrete sicuramente clamorose novità”.

Prof.ssa Elena Schiavo

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