Rubrica A-letheia – La rigenerazione urbanistica di Riva

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Riva del Garda merita particolare attenzione per quanto riguarda il suo patrimonio urbano: il centro della città, molto ben conservato e curato, peraltro oggetto di uno studio nei primi anni cinquanta da parte dei BBPR, presenta notevoli architetture medievali, tardo rinascimentali ed ottocentesche, mentre la litoranea, oggetto della reinvenzione della città dopo i bombardamenti e l’annessione all’Italia del 1918, rappresenta un tentativo (riuscito) di dare una forma moderna al bordo lacustre ed alle funzioni del kurort e del loisir.

L’opera di Giancarlo Maroni, che merita di essere affrontata in altra occasione, inanella la città di interessanti interventi: lo stadio, il lido, la centrale idroelettrica del Ponale, l’hotel Sole d’Oro, per ciarne alcuni in diretta connessione con il lungolago.

La bellezza della soluzione che propone Riva sta nella coerenza con cui è trattato l’affaccio a lago: interazione tra suoli artificiali e specchio d’acqua, derivati da usi e necessità storiche, riadattati a spazio pubblico in diretto contatto col Benaco, continuità di un sistema verde tra il promontorio e la città vecchia, cinto da una spiaggia articolata e gerarchizzazione degli elementi (priorità alla pedonalità, marginalità degli spazi di rimessaggio privato).

E dopo gli interventi operati negli anni venti, che hanno strutturato in maniera intelligente lo sviluppo edilizio del secolo concluso, la città ha intrapreso una coraggiosa via di trasformazione, quella di un ulteriore rinnovamento; e la scelta operata è stata quella di bandire 3 grandi concorsi di progettazione (sulle modalità e sugli esiti dei quali non ha senso discutere in questa sede), che hanno aperto una prosepettiva di respiro internazionale, proponendo scenari di rigenerazione formale dirompenti ed affascinanti.

Con la riqualificazione ed ampliamento dei poli Fieristico, Congressuale e con la realizzazione della Cittadella dell’Accoglienza Riva non solo acquisirà dei begli edifici, ma ha aperto un dibattito, indirizzato dalle scelte dell’amministrazione, che ha portato ad un processo necessario di conoscenza del suo stato e del suo ruolo (urbano e territoriale), delle sue potenzialità e criticità, dell’idea stessa di città che essa rappresenta. Si è fatta promotrice di un processo culturale di grande valore (come qualche anno fa aveva fatto la vicina Rovereto) e si doterà di strutture e servizi, costosi quanto necessari, imprescindibili per un luogo che pretende di operare una politica turistica e di promozione del territorio a livello Europeo.

La valenza è quindi duplice: culturale e programmatico imprenditoriale.

Le opere, a quanto pare, si faranno davvero, visto che nel dicembre scorso Provincia e Comune hanno siglato un protocollo d’intesa.

Cose basilari, quali delocalizzazione dei servizi, policentrismo, infrastrutturazione del territorio, promozione delle peculiarità, recupero della memoria valorizzazione delle eccellenze, meritocrazia delle eccellenze esistono a 64 km da Desenzano. Pochi chilometri che si trasformano in anni luce, se l’unità di misura è quella della prospettiva politica ed amministrativa.

Arch. Flavio Vida

studiofva@gmail.com

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