Grazie TAV. Lettera aperta a Mauro Moretti, amministratore delegato Trenitalia. Atto 3

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Argomenti dell’atto primo: Chiusura dei treni notturni: 800 esuberi – Il “Corridoio 5”: collegamento Lisbona / Kiev (rete viaria, ferroviaria, aerea) – Il “Corridoio 5” e l’alta velocità ferroviaria (TAV): km. 4196 – TAV: tre scartamenti differenti tra i treni iberici, europei ed ucraini – Il percorso TAV Lisbona/Kiev più utile e conveniente dei voli “low cost”? Argomenti dell’atto secondo: Cisalpino, l’avventura italo svizzera di Trenitalia = un treno su dieci non arrivava a destinazione! – In Svizzera il treno è considerato come vetrina per i turisti stranieri

di Antonio Scanziani Champ – Atto terzo


TAV un progetto contestato fin dal nascere. Lo studio preparato da Nomisma sottolinea: ”La velocità è molto apprezzata perché consente di risparmiare tempo”

Egregio signor amministratore delegato,
vi furono una serie di contestazioni già all’origine della vicenda TAV e lei, egregio signor amministratore delegato, all’epoca si occupava di altro. Lo studio sull’Alta Velocità redatto da Nomisma, una società di cui Romano Prodi era “magna pars” e promotore fu contestato. Ecco quanto si può leggere in merito su Wikipedia (l’enciclopedia presente su Internet, leggibile in tutte le lingue, cinese compreso): “Una seconda (questione n.d.r.) venne sollevata riguardo ad alcune consulenze nel settore Alta Velocità svolte da Nomisma tra il 1992 e il 1993. Prodi era stato scelto a partire dal 16 gennaio 1992 come “Garante del Sistema Alta Velocità” dai vertici delle Ferrovie dello Stato, con il compito di effettuare le valutazioni di impatto economico e ambientale legate alla costruzione della nuova rete TAV italiana. Prodi lasciò l’incarico di Garante il 20 maggio 1993 per tornare alla presidenza dell’IRI su richiesta dell’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi. Nel 1996 un’inchiesta sulla questione portò a una serie di 40 perquisizioni della Guardia di Finanza e al sequestro di numerosi documenti riguardanti la TAV, operazione disposta dal PM di Roma Giuseppa Geremia, e a un’imputazione per concorso in abuso d’ufficio verso Ercole Incalza (ex amministratore della TAV) ed Emilio Maraini (ex-dirigente Italfer). Prodi non venne coinvolto direttamente in questa inchiesta.”

“Corruzione ad alta velocità” (Koinè Nuove Edizioni), scritto a sei mani da Ferdinando Imposimato, magistrato, ex deputato Ds e membro della Commissione Antimafia negli anni ’90 e dai giornalisti Pisauro e Provvisionato. Le tesi raccolte in questo libello sono rigorosamente documentate e d’altra parte non risulta che mai siano state smentite dai diretti interessati, a partire dallo stesso Prodi. Si legge tra l’altro: “Nel 1992 Lorenzo Necci, amministratore delle F.S. crea due authorities: il comitato dei nodi e delle aree metropolitane e il garante dell’alta velocità. Garante viene nominato Romano Prodi, mentre del comitato fanno parte tra gli altri Susanna Agnelli e l’architetto genovese Renzo Piano. A tre mesi da questa delibera, contestata peraltro dai revisori dei conti delle F.S., Necci affida a Nomisma una consulenza su “l’analisi economica dell’impatto territoriale”. Nomisma è un vecchio baraccone democristiano di cui Prodi nell’81 è uno dei soci fondatori. Nel momento in cui la società riceve la consulenza Prodi è presidente del suo comitato scientifico e contemporaneamente Garante dell’alta velocità. E anche consulente della Goldman Sachs, all’epoca azionista in alcune società coinvolte nell’alta velocità. Del resto qualche anno prima, quando Prodi era stato per la prima volta a capo dell’Iri, insieme alla moglie possedeva il 50% delle azioni dell’Ase, una società di consulenze con giri d’affari miliardari (ne esamineremo tra poco la funzione) e la “sua” Iri affidava consulenze alla “sua” Nomisma. Come si nota il conflitto d’interessi alberga non solo ad Arcore ma anche in quel di Bologna! La consulenza di Nomisma alle F.S. produsse 39 volumi contenenti affermazioni come: “La velocità è molto apprezzata perché consente di risparmiare tempo” oppure “L’elemento discriminante tra le poltrone contrapposte e quelle tutte orientate nella stessa direzione di marcia è che la prima disposizione tende a favorire la socializzazione, le seconde aiutano la privacy”.

TAV secondo l’ex PM Ferdinando Imposimato vi sono infiltrazioni mafiose

Non sembra, per quanto si legge, che l’ex magistrato e gli estensori di “Corruzione ad Alta Velocità” siano molto convinti del contributo degli studi di Nomisma per la giusta impostazione del progetto TAV e TAC. Prendendo spunto dal libro di Ferdinando Imposimato la rivista “Vivi Centro” (http://www.vivicentro.org) pubblica, a cura di Antonio Bonansingo, un’intervista al magistrato in cui questi afferma:
- “La mia inchiesta sulla TAV, commissionata dal presidente della Commissione antimafia , non è mai stata discussa dalla commissione stessa”.
– “Quando nel 1992 stava prendendo avvio la TAV, – dice – mi accorsi che quest’opera pubblica era accompagnata da bombe e attentati contro le imprese che si trovavano lungo la tratta. Essendo allora membro della Commissione antimafia, decisi di fare un’inchiesta perché mi resi conto che nell’opera confluiva anche la malavita organizzata al fine di lucrare somme ingenti attraverso la moltiplicazione dei costi. E’ venuto fuori che nella TAV partecipavano politici corrotti e imprese della mafia”.
– Il costo dell’opera, come venne fuori nei vari processi di tangentopoli, che partiva da 29 mila miliardi di lire, avrebbe dovuto raggiungere la somma di 300 mila miliardi.
– “La cifra – continua Imposimato – serviva per coprire le ‘mazzette’ alla mafia e ai politici. Inoltre, la linea TAV è strettamente connessa con la morte di Falcone e Borsellino, i quali, parallelamente a me, avevano riscontrato le stesse ‘anomalie’ nel progetto TAV”. Tornando indietro cronologicamente, gli omicidi dei due giudici siciliani avvennero nel 1992, circa un anno dopo l’avvio del progetto della TAV.
Mi limito a riprodurre affermazioni contenute in libri e riviste oppure dichiarazioni fatte da un magistrato, parlamentare PD, collega di Falcone e Borsellino. Non si tratta dunque di violenti contestatori che approfittano del malumore dei valligiani e si confondono tra cittadini pacifici che manifestano. Le critiche al sistema TAV sembrano veramente pesanti.
TAV appare come nata male fin dalla sua origine o forse è solo una mia opinione? Certo lei non può rispondere di ciò che è avvenuto prima del suo insediamento in Trenitalia, treni notturni e Cisalpino a parte, ma avrebbe potuto o dovrebbe riesaminare con attenzione l’intero problema, iniziando da un esame rigoroso sulla necessità effettiva del “Corridoio 5” così come viene interpretato in chiave TAV.

Le porgo cordiali saluti,
alla prossima

(Continua)

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