Grazie TAV. Lettera aperta a Mauro Moretti, amministratore delegato Trenitalia. Atto 4

Lugana

Argomenti dell’atto primo: Chiusura dei treni notturni: 800 esuberi – Il “Corridoio 5”: collegamento Lisbona / Kiev (rete viaria, ferroviaria, aerea) – Il “Corridoio 5” e l’alta velocità ferroviaria (TAV): km. 4196 – TAV: tre scartamenti differenti tra i treni iberici, europei ed ucraini – Il percorso TAV Lisbona/Kiev più utile e conveniente dei voli “low cost”? Argomenti dell’atto secondo: Cisalpino, l’avventura italo svizzera di Trenitalia = un treno su dieci non arrivava a destinazione! – In Svizzera il treno è considerato come vetrina per i turisti stranieri Argomenti dell’atto terzo: TAV un progetto contestato fin dal nascere. Lo studio preparato da Nomisma sottolinea: ”La velocità è molto apprezzata perché consente di risparmiare tempo” – TAV secondo l’ex PM Ferdinando Imposimato vi sono infiltrazioni mafiose

 di Antonio Scanziani Champ – Atto quarto

TAV l’inosservanza della direttiva europea nella progettazione

Egregio signor amministratore delegato,

prima di concludere  l’ultimo atto, mi sento in dovere di  sottolineare ancora due punti, a mio parere significativi. Il primo riguarda la direttiva (legge n.d.r.) europea pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale CEE il 9.9.1996 dal titolo: L’elaborazione della rete europea ad AV (Alta Velocità) deve rispettare le seguenti priorità:

1.       Garantire che la sua realizzazione non pregiudichi la necessaria qualità del servizio pubblico in particolare facendo in modo che non vada a scapito delle linee secondarie che devono continuare  a consentire un buon servizio del territorio.

2.       Rispettare scrupolosamente le zone naturali  o sensibili ed i siti in cui si trovino monumenti storici,  artistici o culturali, scegliendo di percorrere di preferenza i corridoi in cui già si registrino notevoli flussi di trasporto.

3.       Sollecitare il riassetto delle vie ferroviarie esistenti evitando di creare nuovi corridoi di disturbo in siti intatti.
Converrà con me, egregio signor amministratore delegato, che realizzare un progetto come quello della TAV non riguarda soltanto l’ingegneria ferroviaria ma richiede un insieme di analisi e di progettazioni che, anche se non perfettamente, possono essere chiarite e riassunte nell’espressione: “impatto ambientale”.Sembrerebbe logico che queste disposizioni facciano da linea guida per tutti coloro che si debbono preoccupare dello studi del progetto TAV. Non posso certamente confrontarmi con il sapere del professor Romano Prodi e degli esimi professori che hanno costituito o forse costituiscono ancora, il comitato scientifico di Nomisma. Ho imparato la tecniche della ricerca e della pianificazione collaborando con il professor Carlo Carli, titolare della cattedra di Marketing  della facoltà di Scienze Economiche dell’Università degli Studi di Parma. Il professor Carli è stato fondatore, tra l’altro, della Consulta di Marketing di quella facoltà, assieme a Renato Zari, all’epoca (1983) presidente della Nestlé Italia. Questa esperienza è stata per me fondamentale per raffinare il metodo delle inchieste giornalistiche approfondite.

A quanto mi risulta i progettisti di Trenitalia, non hanno tenuto conto praticamente di nessuna delle raccomandazione della “direttiva europea”, ossia delle norme di legge europea. Si potrebbe supporre che per il tratto Milano Venezia abbiano semplicemente vergato sulla cartina geografica una linea retta tra Milano e Venezia, senza tener conto di null’altro. A monte, come è stato fatto in Germania e in Svizzera, si sarebbe dovuto esaminare la realtà del territorio e quindi  stabilire se adottare la filosofia del sistema TGV francese con linee dedicate o piuttosto quella tedesca e svizzera che sceglie di usufruire delle linee esistenti migliorandole ove necessario. Un risparmio non da poco. Una preoccupazione per il deficit nazionale dei governanti di Germania e Svizzera. Un rispetto per l’ambiente e per l’economia dei luoghi attraversati. Un impatto ambientale “soft”.

 

TAV tratto Milano Verona distruzione dell’economia agricola e turistica?

Per quanto riguarda il tratto TAV tra Milano e Verona la linea distruggerà gran parte dell’economia agricola (viticultura di pregio Franciacorta, Lugana e Custoza),   bloccherà e  parzialmente distruggerà il turismo del basso Garda e delle Colline Moreniche, creerà gravi danni all’impresa di Gardaland che fattura circa € 100 milioni l’anno e impiega alcune migliaia di persone. I cantieri che rimarranno in piedi per almeno dieci anni metteranno in crisi l’occupazione dell’intera zona. Lei sembra avere una certa predisposizione per creare disoccupazione, certamente involontariamente. Questo pensiero potrebbe venire alla mente ricordandosi delle conseguenze occupazionali dovute ai treni notturni soppressi.

Il disastro paventato per le conseguenze della linea TAV che dovrebbe attraversare il basso Garda, ha fatto “imbracciare” la penna a Vittorio Messori. Egli denuncia la grave minaccia per il Garda, dove vivono circa mezzo milione di persone che subirebbero dallo “Tsunami” TAV. Danni che egli considera irrevocabili. Ebbene, se  Vittorio Messori, dal suo ritiro spirituale nella Abazia di Maguzzano, è diventato difensore del territorio vi saranno valide ragioni che consiglierebbero di rivedere le decisioni prese. Dallo scrivere di teologia e di religione Messori è passato ad argomenti più terreni, ma vitali: ha pubblicato sul “Corriere della Sera” di mercoledì  7 marzo 2012 un appello accorato per la salvaguardia del territorio dal pericolo TAV. Conoscendolo bene non riesco ad immaginare un Vittorio Messori come barricadiero NO TAV.

 

TAV il settimanale finanziario “Economist” titola: “La grande rapina al treno”

Le segnalo altresì un altro intervento ostile al progetto TAV, così come proposto dalla Francia (linee dedicate a 300 km.h) e anche qui non si tratta di barricadieri. E’ il famoso settimanale britannico “L’Economist” che nel numero del  3 settembre 2011 ha pubblicato un articolo dal titolo significativo: “The great train robbery” (La grande rapina al treno). Il titolo  ricorda un avvenimento storico della malavita inglese, una rapina ad un treno di lingotti d’oro del valore di molti milioni di sterline dell’epoca. L’articolo finisce con questa frase:“Britain still has time to ditch this grand infrastructure project—and should. Other countries should also reconsider plans to expand or introduce such lines. A good infrastructure scheme has a long life. But a bad one can derail both the public finances and the country’s economy.” Ossia “La Britannia ha tempo per  gettare nel cestino (traduzione del significato della parola “ditch” n.d.r.) questo grande progetto di infrastrutture e dovrebbe farlo. Altre nazioni dovrebbero riconsiderare di espandere o di introdurre questo tipo di linee (ferroviarie n.d.r.). Un buono schema di infrastrutture ha una lunga vita. Ma uno cattivo fa deragliare entrambe: la finanza pubblica e l’economia d’un paese.”

 

TAV il dossier di prossima pubblicazione

Sto realizzando uno studio approfondito, per quel poco che io ne sia capace, sull’argomento. Il mio intento è quello di contribuire ad una pausa di riflessione perché si riesamini nel suo complesso il problema, come raccomandato nell’articolo dell’ Economist. Come nella vicenda del Cisalpino, poche sono le voci, in Italia,  che affrontano il problema dal punto di vista economico e dell’impatto ambientale, e soprattutto senza isterismi. Le confesso, egregio signor amministratore delegato, che mi muove a questa crociata un amore per l’Italia, pur essendo io svizzero. La mia famiglia, che ha ottenuto la cittadinanza elvetica nel lontano 1848, quando mio trisavolo, Antonio come me, partecipante alle “Cinque giornate di Milano”  si rifugiò nel Ticino per evitare l’impiccagione. E ciò ancora prima che l’Italia nascesse come Stato unitario. Ebbene, in questi quasi due secoli l’Italia è stata sempre il riferimento culturale della mia famiglia, anche se alla Svizzera dobbiamo il fatto di aver salvato la vita al nostro avo per cui, noi tutti Scanziani, di ieri,  di oggi, e se ve ne saranno ancora, di domani, abbiamo potuto o potremo in futuro venire al mondo.

E quando vedo che in Italia vi sono delle disfunzioni, io ne soffro. Non mi va giù, ad esempio, che gli italiani debbano continuare a pagare una tassa sulla benzina, imposta da Mussolini, oltre settantacinque anni fa per le ragioni belliche di una guerra coloniale per la conquista dell’Etiopia. E nessuno dei miei colleghi ha mai deciso di fare una crociata vera perché questa iniqua tassa venga eliminata e venga spiegato agli italiani come e dove sia finito il denaro raccolto in questi tre quarti di secolo. A mio parere anche il progetto TAV, così com’è oggi concepito è anacronistico, antieconomico e gravemente dannoso per l’ambiente. E’ un progetto che risale agli anni ottanta, abbiamo passato la prima decade del duemila sono quindi passati circa trent’anni. Guardando la cartina geografica del tracciato e soffermandoci sui paesi dell’Est europeo penso che, ora che l’opera sarà finita sarà trascorso almeno  un altro mezzo secolo. Invece di farle un’ultima domanda le esprimo il mio parere: l’opera, vecchia d’un secolo,  dubito che riuscirà  a soddisfare le esigenze di trasporto per cui è stata pensata.

Nel salutarla cordialmente, le assicuro che sarà mia premura fare pervenire a lei, egregio signor amministratore delegato, al presidente Giorgio Napolitano e al presidente Mario Monti, il frutto del mio lavoro. Chissà se, con tutti gli impegni che gravano le vostre giornate, troverete tempo per dargli un’occhiata?

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