I sindaci fermano i soldi diretti alla tesoreria unica

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I sindaci vogliono fermare i soldi diretti alla tesoreria unica statale. L’art. 35 del decreto legge Liberalizzazioni del 24 gennaio, seppur in attesa di essere convertito in legge dal Parlamento, prevedeva che il 29 gennaio i tesorieri dei Comuni versassero alla Banca d’Italia il 50% delle liquidità disponibili (sono escluse le disponibilità provenienti da mutui, prestiti o altre forme di indebitamento).

A Brescia Adriano Paroli con una lettera ha ha intimato a Ubi-Banco di Brescia, che gestisce il servizio di tesoreria e di cassa del Comune, di non procedere ad alcun versamento. Gusaggo ha scritto al Prefetto. Mentre a Lumezzane, Concesio e Desenzano i consigli comunali hanno approvato una mozione con si chiede la cancellazione di questo obbligo.

Paolo Formentini, rappresentante gardesano del Carroccio

Nel documento, portato all’ordine del giorno del consiglio desenzanese da Paolo Formentini e approvato all’unanimità, si legge che la norma in questione è quantomeno dubbia sutto il profilo della costituzionalità in quanto lesiva del principio di autonomia finanziaria degli enti locali e del principio di sussidiarietà. Il drenaggio è stimabile in miliardi di euro, ma a essere perplesse sono anche le imprese per gli effetti peggiorativi nell’unificare e allontanare geograficamente la tesoreria, in termini di velocità dei pagamenti.

I sindaci contestualmente invieranno ai Parlamentari del territorio e al Governo la richiesta di eliminare l’obbligo di versamento alla tesoreria unica statale delle disponibilità attualmente in capo agli enti locali. Per scongiurare il problema, per esempio, a Verona il sindaco Flavio Tosi ha dato mandato di pagare tutti i creditori, così da non aver somme da versare alla Banca d’Italia.

Il sindaco di Coccaglio Franco Claretti, coordinatore sindaci della Lega Nord nord della Provincia di Brescia, dichiara: “Come noto l’articolo 35 del decreto legislativo “Salva Italia” ha disposto che i tesorieri o i cassieri dei Comuni debbano provvedere entro il 29 febbraio a versare il 50% delle disponibilità liquide esigibili presso la Tesoreria statale. La seconda parte della “cassa” di ogni Comune dovrà essere trasferita allo Stato entro il 16 aprile di quest’anno. La risposta, affidata ai Sindaci Leghisti della Provincia di Brescia, di cui sono coordinatore, è stata l’indicazione di assumere delibere che diano mandato per l’azione legale amministrativa, compreso la diffida presso le proprie tesorerie, invitandole a non procedere con il trasferimento in ragione di un imminente pronunciamento del giudice”.

“È compito dei sindaci – conclude – difendere l’autonomia dei Comuni garantita dalla Costituzione perché i Comuni sono i primi a rappresentare i cittadini e le comunità e pertanto meritano rispetto. Obbligarci a trasferire le tesorerie presso la Ragioneria dello Stato, significa calpestare questi principi, un insulto alla nostra autonomia. Il provvedimento manifesta una visione centralistica dello Stato che non possiamo accettare che da anni stiamo contrastando in tutte le sedi per proporre attraverso la proposta leghista il sistema federale”.

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