Intervista al regista bresciano Stefano Urso

 

Stefano Urso

«Nessuno a parte me» è il titolo del nuovo cortometraggio in cantiere di Stefano Urso, regista bresciano, già autore del corto «Buon Compleanno Max» che ha avuto la fortuna di approdare su Coming Soon Television. In questa intervista ci racconta da dove nasce la sua passione per il cinema e ci anticipa qualcosa sul nuovo progetto.
Cosa ti ha fatto innamorare del cinema e in special modo della regia?
All’età di otto anni vidi “E.T. L’Extra Terrestre” al cinema e rimasi stupito delle emozioni che una pellicola fosse capace di trasmettere. Anni più tardi il nome di quel regista, Spielberg, lo ritrovai in un altro film, “Lo Squalo”, e capii cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande.


Come nacque l’idea di “Buon Compleanno Max”?
Sin da ragazzino sono sempre stato un appassionato della serie “Ai Confini Della Realtà” e mi sarebbe piaciuto realizzare un cortometraggio che ne facesse omaggio. Scrissi così una sceneggiatura che già sulla carta sembrava funzionare benissimo. Mi promisi di dirigerlo e montarlo con uno stile personale ispirandomi al cinema americano. La bravura degli attori e del sound designer hanno fatto il resto.


Il cortometraggio ricordo che si può visionare liberamente su YouTube. Quali sono state le tue precedenti esperienze nel campo?
Solo sperimentazioni. Iniziando da giovanissimo a giocare con una cinepresa Super8 e successivamente con l’analogico del VHS e Hi8, son passato al montaggio, la mia vera passione. Il primo esperimento filmico ufficiale è stato “Rendez-Vous”, un mediometraggio amatoriale girato con scarsissimi mezzi e senza budget, ma che penso mi abbia fatto comprendere le difficoltà di un set. In ambito locale il film ebbe un buon riscontro da pubblico e media, contrariamente alle mie previsioni.

Parlaci del tuo nuovo progetto “Nessuno a parte me”.
L’idea di questo cortometraggio nasce dalla collaborazione con uno scrittore francese, Gilbert Gallerne. “Nessuno a parte me” è un thriller basato su uno dei suoi primi racconti degli anni ’80. Verrà girato in parte a Brescia e in parte a Desenzano del Garda. Sono in fase di pre-produzione, quindi le riprese dovranno attendere ancora un po’. È la storia di una giovane proprietaria di un pub che si ritrova un ricercato dalla polizia nel proprio locale, che asserisce di non essere il killer che stanno cercando, scatenando un gioco di ambiguità e suspense. Ho scelto questa storia perché volevo misurarmi nella trasposizione cinematografica di un racconto e, fra quelli dell’autore, questo mi consentiva di poterlo fare senza stravolgere la storia originale, rendendolo più attuale e filmico.

Qual è la difficoltà di girare a basso budget o a budget zero?
Fa sprigionare la propria fantasia nel cercare soluzioni migliori e non deve essere una giustificazione per creare un prodotto scarso. La tecnica si impara, le idee si creano, le persone si accudiscono. È come se se tutto questo creasse un certo globo nel quale tiri dentro persone che si fidano di te. Purtroppo mi capita spesso di vedere opere realizzate da giovani aspiranti registi che pretendono di fare grandi cose senza fare i conti con le proprie possibilità, che per quanto poche siano, si possono spingere al massimo ed ottenere il meglio da loro. C’è chi ancora è convinto che siano i mezzi a fare un buon prodotto e non la competenza. Bisogna saper riconoscere quando un progetto vale la pena proseguirlo o fermarlo. Scelta non facile, ma che determina grande responsabilità. Non metterei mai a rischio l’immagine di un attore, perché sono gli attori la “materia prima” di un film, sono loro che vengono dati in pasto alle critiche del pubblico ed è quindi mia la responsabilità di saperli rendere al meglio. Quello che spero di fare con il mio prossimo cortometraggio.
Che speriamo di poter vedere molto presto.

Armando Bellelli

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