Brescia, termovalorizzatore estraneo alla produzione di diossina: i dati consultabili online

termoutilizzatore A2A

Gentile Direttore,

in merito all’articolo “Inceneritore di Brescia, l’eurodeputato Zanoni (IdV): Dati ARPA preoccupanti. Lombardia a rischio sanzioni per violazione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria”, pubblicato ieri sul vostro sito internet, riteniamo opportuno ribadire alcune informazioni.

L’irrilevanza del contributo del termovalorizzatore di Brescia all’inquinamento dell’aria è avvalorata dallo “Studio di dispersione atmosferica di inquinanti emessi sul territorio bresciano” effettuato dalla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Brescia nel 2004 e aggiornato nel 2011. Tutti gli studi fin qui effettuati da parte della Regione Lombardia, del Comune di Brescia e dell’Università di Brescia, condotti sulla base di dati oggettivi e specifici e riportati anche nel Rapporto dell’Osservatorio sul termovalorizzatore, dimostrano inequivocabilmente l’estraneità del termovalorizzatore nella produzione di diossine.

Per quanto riguarda la disponibilità dei dati di monitoraggio, A2A ha sempre rispettato quanto prescritto in merito dall’Autorizzazione Integrata ambientale. Ricordiamo inoltre che tutti i dati sono consultabili sul sito internet della società.

Il sistema “Denox”, che serve a ridurre le emissioni di ossido di azoto, è in funzione su tutte e tre le linee dell’impianto dalla costruzione, con la tipologia SNCR, che utilizza ammoniaca. Dall’ottobre 2010 è stato implementato su tutte le linee con un ulteriore dispositivo cosiddetto SCR, per potenziare l’efficacia del sistema. Questo innovativo sistema catalitico consente anche di ridurre considerevolmente l’impiego di ammoniaca, senza compromettere le prestazioni di efficienza energetica dell’impianto.

Ricordiamo che il termovalorizzatore, già nel giugno 2005, aveva ottenuto giudizio pienamente positivo sulla Validità di Impatto Ambientale della terza linea, procedura peraltro seguita volontariamente dalla società. La “…messa in mora da parte della Commissione UE…”, cui si fa riferimento nel testo dell’articolo, venne emessa dalla Corte Europea nei confronti dello Stato Italiano (e non dell’impianto) per un’infrazione procedurale e non sostanziale riguardante l’inadeguatezza della legislazione in materia di autorizzazione alla costruzione di impianti per il recupero energetico.

Nell’ottobre 2006 al termovalorizzatore di Brescia è stato attribuito il prestigioso riconoscimento “Industry Award” dal Wtert della Columbia University di New York, che lo ha classificato al primo posto nel mondo. La graduatoria, pubblicata con trasparenza, è completa di tutti i singoli dati comparativi dei primi 10 impianti classificati ed è riportata nel Rapporto dell’Osservatorio del termovalorizzatore, consultabile anche sul sito del Comune di Brescia.

E’ opportuno sottolineare, infine, che grazie al funzionamento dell’impianto, in grado di trattare 800 mila tonnellate l’anno di rifiuti e biomasse, è possibile produrre circa 600 milioni di chilowattora l’anno di elettricità (pari al fabbisogno annuo di 200 mila famiglie) e circa 750 milioni di chilowattora l’anno di calore (pari al fabbisogno per riscaldamento di oltre 60 mila appartamenti, con un risparmio annuale di oltre 150 mila Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio) evitando l’emissione in atmosfera di oltre 400 mila tonnellate di CO2 (anidride carbonica).

Certi di aver contribuito, con informazioni corrette e certificate, a fare chiarezza circa il funzionamento del termovalorizzatore di Brescia e in attesa di veder pubblicata questa lettera, porgiamo cordiali saluti.

Ufficio stampa A2A

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