Festa di primavera della Confraternita del Groppello per celebrare territorio e vino

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La Confraternita del Groppello è nata in una cantina di Padenghe nell’ottobre 1970 per tutelare e celebrare un vino tipico della Valtenesi, il cui vitigno secoli or sono si estendeva molto più a nord e molto più a sud. Da sempre il suo motto è «In labore fructus et in triclinio laetitia» e oggi riunisce numerosi appassionati di questo vino per momenti di studio, valorizzazione del territorio e momenti conviviali

Il 15 aprile i confratelli si sono ritrovati per la consueta Festa di Primavera. “Abbiamo cercato di pianificare una giornata – spiega il presidente Paolo Pancera – che abbia come scopo la valorizzazione del territorio gardesano in aggiunta all’inevitabile particolare attenzione per enogastronomia”.

Con tali presupposti è stata organizzata una breve visita guidata al castello di Pozzolengo, antico borgo medioevale fortificato, costruito fra il IX-X secolo e ristrutturato nel XVI secolo, attorno alle cui mura si estendono i vigneti. Poi si sono trasferiti nel cuore del luogo in cui avvenne la battaglia di San Martino e Solferino nel 1859: gli austro-ungarici si trovavano infatti

proprio nel crinale ove ora sorge Selva Capuzza, dove, con la vista delle colline moreniche e dei vigneti, dove hanno pranzo accompagnati dal Groppello per una piacevole domenica con lo spirito conviviale e di amicizia che da sempre contraddistingue la Confraternita.

Nell’occasione conviviale il socio fondatore Attilio Mazza ha presentato il suo nuovo libro “Salvare il Garda”, che raccoglie i suoi noti scritti epistolari pubblicati su Bresciaoggi (“Caro, Marco…”) e che contiene cenni sul 40° della Confraternita. Lo storico e giornalistca al convegno organizzato per quell’anniversario disse: “Stringe un po´ il cuore – si rammarica il socio fondatore Attilio Mazza – paragonare la Valtenesi di oggi e quella di 50 anni fa, ancora di più in confronto alle campagne della Champagne o alla strada dei vini di Caldaro. Perché si sono distrutte cascine, perché si sono distrutti vigneti, perché si è cementificato anche quando non serviva?”

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