La compagnia dell’Anelli: intervista al Sindaco di Desenzano al termine del secondo mandato

Desenzano, piazza Malvezzi: Palazzo del turismo, Giulio Todeschini

Felice Anelli

I miei ricordi di cittadino arrivano alle amministrazioni di Massimo Rocca, alle due di Cino Anelli e a quella di Fiorenzo Pienazza nel mezzo. Di Croveglia e Ramella non ho memoria, in quanto ero un bambino. Ho sempre pensato che Anelli fosse il sindaco desenzanese per eccellenza, un sindaco vicino alla gente, questo non credo si possa discutere, e che conosce bene il suo paese avendolo sempre vissuto. «Fu proprio con Rocca, nel ’94, che il sindaco venne eletto direttamente dai cittadini – mi spiega Anelli – prima erano i consiglieri a nominarlo». Parlare con Anelli dà la sensazione di parlare di Desenzano con Desenzano, di ogni strada o vicolo o contrada potrebbe raccontarti un aneddoto storico, una curiosità.

Cosa si sente di dire, ormai a fine mandato, ai desenzanesi, amici, o nemici che siano?

«In questi 9 anni ho sempre risposto alle persone senza fare attacchi personali, anche quando ero all’opposizione, rispettando le idee degli altri, ma libero da logiche di partito, e pensando soprattutto al bene della città. Questi ultimi 5 anni, ammetto, sono stati più pesanti: ho 70 anni [Anelli è del 1942 ndr], e ho deciso di non ricandidarmi, primo perché alcune forze politiche non mi avrebbero più accettato, poi per dare un ricambio generazionale. Mi è piaciuto lavorare per Desenzano ma è giusto che mi ritiri»

Il suo successore sarà scelto tra dieci candidati (a oggi)… sarà difficile fare il sindaco, e perché?

«Sono preoccupato che il proliferare di liste porti un domani in cui ci sia difficoltà di tenuta della maggioranza. Del resto a Desenzano il simbolo di partito è importante, non tutti riescono a vivere la città e quindi a conoscere bene e personalmente tutti i candidati delle civiche»

E come vede il centro destra (mi scusi, so che la distinzione destra-sinistra da alcuni non è amata, ma personalmente ritengo che sia ancora imprescindibile, quindi mi assumo la responsabilità di questa divisione fatta nella domanda)?

«Lo vedo sicuramente in grossa difficoltà con le alleanze future, anche a livello nazionale. Magari si ricomporrà col ballottaggio, ma è evidente il distacco e la mancanza di volontà a lavorare insieme. Volontà che invece è presente nel centro sinistra, dove i problemi invece sono più di natura ideologica»

Cinque candidati donna: in generale, cosa ne pensa delle donne in politica?

«È doveroso che le famose quote rosa esistano e vengano prese in considerazione sempre di più. La donna quando si applica dà risultati, ha più costanza e perseveranza nel suo lavoro. La cultura delle donne è cresciuta molto, prima era loro preclusa, quindi è un dovere premiarle»

Ritorniamo a Desenzano: è vero secondo lei che sta diventando, o lo è già diventato, un paese spento?

«Penso che a Desenzano si viva bene, in maniera tranquilla e con serenità. Occorre soffermarsi sua quali e quanti servizi siano offerti alla cittadinanza. Tante volte si viene criticati perché i desenzanesi devono pagare un po’ di più, ma si è costretti a fare qualche sacrificio, perché i servizi costano. Riguardo all’immoblismo, penso che non ci sia stato: sono mancate le grandi opere pubbliche (citiamo il palazzetto dello sport), ma soprattutto a causa delle leggi dopo il 2008. Però a Desenzano di opere ne sono state fatte, e tante. Ad esempio pochissima gente si è accorta che stiamo già lavorando in Castello. Molti soldi sono stati spesi per mettere in sicurezza le scuole, oppure per le fognature, e chiuderemo proprio con interventi nella zona dell’Isola Surgana/vicolo Oratorio. Ancora il parcheggio in Capolaterra, la cura degli ingressi al paese (Via Agello e sotto il Viadotto) e anche nelle frazioni (l’ingresso a San Martino, la strada che da Vaccarolo porta a Grole), l’incremento dell’illuminazione e le telecamere (sono 47/48), il miglioramento della viabilità, l’indispensabile ampliamento delle strutture cimiteriali, il gattile annesso al canile e altri interventi ancora. La cosa più importante però è l’attenzione data ai servizi sociali e a quelli alla persona, a questi non è stato fatto nessun taglio»

 Sergio Lingeri

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