L’oratorio di San Girolamo a Desenzano: una chiesa dimenticata.

oratorio san girolamo

L’oratorio di San Girolamo, ormai chiuso ai fedeli, sorge sull’antica via che divideva i comuni e le parrocchie di Desenzano e Rivoltella, ed è proprietà, insieme alla villa adiacente, del Conte Rinaldo Pellizzari di San Girolamo.

Ancor oggi lo si può rimirare lungo la strada che da Pozzolengo conduce a Centenaro, sulla destra, mentre sulla sinistra si apre allo sguardo il parco con il bellissimo cedro antico, appartenente anch’essi al Conte Pellizzari. Vi si può tuttavia accedere anche muovendo dalla corte di Villa Pellizzari e addentrandosi quindi in una piccola stradina che si snoda attraverso un alto canneto prima e, poi, tra due siepi; si giunge, così, alla porta laterale in legno, la “porta verso l’orto” che, stando alla testimonianza resa dalle visite pastorali dovrebbe essere stata aperta nel XVII secolo.

La chiesa, eretta presumibilmente nel XV secolo, era inizialmente composta da un’aula divisa in due campate con volte a crociera a tutto sesto leggermente acuto e da un presbiterio coperto da una volta a botte a tutto sesto.

La decorazione parietale, ormai molto consunta, doveva occupare tutta la parte superiore dell’aula, a sua volta impostata su due registri, quello superiore di otto riquadri e quello inferiore di sedici, delimitati da una leggere architettura a colonnine. Partendo dalla parete a sinistra dell’ingresso principale, si snodavano storie della vita di Cristo; purtroppo, della decorazione originale rimane molto poco, sia per le vaste scialbature, sia per l’apertura della sagrestia (a sinistra) e della già nominata porta verso l’orto (a destra).

Di tutto il ciclo rimangono leggibili solo cinque scene; l’area meglio conservata è quella della parete verso la sagrestia dove riusciamo ancora a distinguere. Da sinistra, in alto, si può intravedere l’Angelo Annunciante, proseguendo poi verso la sagrestia si hanno ancora pressoché integre l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio; nella parete di fronte rimane il Battesimo di Cristo nel Giordano. Per quel che riguarda il registro inferiore si hanno, a sinistra della porta d’ingresso, tracce dell’arresto di Cristo nel Getsemani; si prosegue con lo Schiaffo nella Sinagoga, Pilato che si lava le mani e la Crocifissione. Sulla parte opposta, si hanno ancora tracce della Sepoltura e della Resurrezione.

La parte inferiore delle pareti era invece decorata con motivi floreali rosso e oro; nelle volte dell’aula sono dipinte effigi di Padri della Chiesa e motivi di origine vegetale; i Padri sono stati identificati da fonti cinquecentesche con San Girolamo e San Francesco, che riferiscono anche di un’effige della Vergine, oggi scomparsa.

Da notare, infine, la parasta destra con un bell’affresco raffigurante il Cristo flagellato, sotto il quale si trova il cartiglio con la data 1488, importantissima per la datazione della chiesa. Riguardo ai rimaneggiamenti posteriori a questa data, val la pena aggiungere l’apertura della finestra sulla facciata che andò a sostituire il rosone precedente (l’ “oculo” citato nelle visite pastorali cinquecentesche).

L’oratorio, con il palazzo attiguo e il fondo agricolo circostante, era inizialmente proprietà di Girolamo Scaini di Salò, passando poi alle famiglie Maino e Cerruti. Nel 1864 subentrò la famiglia Pellizzari; il conte Camillo Pellizzari (1844-1918), uno dei fondatori della Società di Solferino e San Martino, ottenne, attraverso un decreto reale, di poter aggiungere al cognome di della proprietà “San Girolamo”. Tra i suoi molti meriti, ebbe quello di porre attenzione sullo stato di fatiscenza di alcune parti dell’oratorio e commissionare una nuova pala d’altare, ancora esistente e datata 1892, al pittore Bressanin, già autore del ciclo pittorico che decora l’interno della Torre di San Martino.

I successori hanno contribuito alla bonifica del fondo agricolo circostante e alla rivalutazione delle qualità vinicole locali, in particolare il Lugana e il Marzemino, che potrete degustare nell’amena cornice della località di San Girolamo.

Nadia Ghittorelli

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