Marylin, cinquant’anni dopo (1 giugno 1926 – 5 agosto 1962)

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“Il mondo perde un po’ di bellezza”. Il N.Y Times del 6 agosto 1962 recita: “Le dure esperienze della giovinezza l’avevano resa vulnerabile. E’ una storia umana e triste, molto triste. Al di là del volgare sfruttamento che, per ragioni commerciali aveva dato di Marylin un ritratto del tutto falso, vi era un attrice bella, sensibile e piena di spirito. Con la sua morte il mondo perde un po’ di bellezza”.

Marilyn Monroe: il suo mito supera senza alcun dubbio, il pur apprezzato talento artistico di una diva fuori dal comune, il sogno proibito di milioni di appassionati di cinefili e un modello per l`intero mondo femminile negli anni `50 e `60. Il fascino che Marilyn, emanava dal grande schermo e dalle copertine ha contribuito a farne un sex symbol fuori dal tempo e la fragilità che ha contraddistinto la sua esistenza, spesso tumultuosa e culminata in una morte tanto prematura quanto misteriosa, l’ha resa una vera e propria icona.

È stata figlia per eccellenza di un paese opulento come le sue curve, un’americana che sorride sempre come la sua nazione, che trovò in lei il suo più grande simbolo. Fu per un colpo di fortuna che per lei arrivò il cinema, grazie a una particina di sessanta secondi a fianco del comico Marx. Ma quel minuto fu sufficiente a John Huston per notarla e scritturale in “Giungla d’asfalto”. Era il 1950 e Marilyn aveva 24 anni. Seguì “Eva contro Eva” di Joseph L. Mankiewicz, poi un’altra ventina di pellicole entrate a far parte dell’immaginario cinematografico collettivo, tra le quali ricordiamo; “Come sposare un milionario” di Jean Negulesco, “Niagara” di Henry Hathaway, “Gli uomini preferiscono le bionde” di Howard Hawks, “La magnifica preda” di Otto Preminger, “A qualcuno piace caldo” e “Quando la moglie è in vacanza” di Billy Wilder. 

In occasione del suo 65° anniversario, il Festival di Cannes (16-27 maggio 2012) omaggia Marilyn Monroe dedicandole il manifesto della kermesse. A mezzo secolo dalla morte, la Monroe rimane un’icona indiscussa del cinema, divisa tra mito e realtà, privato e mondanità, glamour e potere. “Ognuna delle sue apparizioni sul grande schermo – si legge nella nota ufficiale del Festival – ha scatenato l’immaginazione degli spettatori. Il manifesto ritrae Marilyn in un momento intimo, un modo per ricordare l’anniversario della sua morte, che coincide con quello del Festival”. E poi ancora: “Il Festival è il tempio del glamour e Marilyn ne è la perfetta incarnazione. La loro unione vuole ribadire l’ideale di semplicità ed eleganza”. Nell’immagine scelta per la Croisette (del fotografo tedesco Otto L. Bettmann), la Monroe è ritratta mentre spegne una candelina all’interno di un’automobile. È probabilmente il suo compleanno, e lei è impegnata in un gesto semplice ma al contempo passionale, carico di quella sensualità che l’ha resa immortale.stata figlia per eccellenza di un paese opulento come le sue curve, un’americana che sorride sempre come la sua nazione, che trovò in lei il suo più grande simbolo. Fu per un colpo di fortuna che per lei arrivò il cinema, grazie a una particina di sessanta secondi a fianco del comico Marx. Ma quel minuto fu sufficiente a John Huston per notarla e scritturale in “Giungla d’asfalto”. Era il 1950 e Marilyn aveva 24 anni. Seguì “Eva contro Eva” di Joseph L. Mankiewicz, poi un’altra ventina di pellicole entrate a far parte dell’immaginario cinematografico collettivo, tra le quali ricordiamo; “Come sposare un milionario” di Jean Negulesco, “Niagara” di Henry Hathaway, “Gli uomini preferiscono le bionde” di Howard Hawks, “La magnifica preda” di Otto Preminger, “A qualcuno piace caldo” e “Quando la moglie è in vacanza” di Billy Wilder.

Il primo film biografico su Marylin. La Monroe è una figura talmente unica quanto difficile da impersonare sul grande schermo, ma Michelle Williams è riuscita a calarsi così profondamente nel suo ruolo in “My Week With Marilyn”di Simon Curtis (2011), da essere convincente al di là di ogni condizionamento, tanto che la parte le è valsa il premio come miglior attrice agli ultimi Independent Spirit Awards una candidatura agli Oscar.

All’inizio dell’estate del 1956, il 23enne Colin Clark, appena uscito da Oxford e determinato a farsi strada nel mondo del cinema, lavorò come assistente sul set di ‘Il principe e la ballerina’. Il film che vide insieme sullo schermo Sir Laurence Olivier e Marilyn Monroe, che era anche in luna di miele con il suo nuovo marito, il drammaturgo Aurthur Miller. Quasi 40 anni dopo, il suo diario The Prince, the Showgirl and Me è stato dato alle stampe. Alla cronologia del racconto mancava una settimana, che fu pubblicata separatamente anni dopo nel libro My Week with Marilyn. Questa è la storia di quella settimana. Quando Arthur Miller lasciò l’Inghilterra, Colin ebbe la possibilità di introdurre Marilyn ad alcuni dei piaceri della vita inglese; una settimana idilliaca trascorsa al fianco di una Monroe disperata, desiderosa di liberarsi dai parassiti e di fuggire dalle pressioni del lavoro.

 Veronica Maffizzoli

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