Parlare di lavoro, precariato e cassaintegrazione a Desenzano fa ricordare il più lungo presidio d’Europa: quello della Federal Mogul.

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Precariato, cassa integrazione, mobilità, stage, contratti a progetto o Co.Co.Co… tutte condizioni lavorative tanto più diffuse quanto più scoraggianti e pericolose. Sono alcuni degli argomenti di cui ha parlato il giornalista Luca Telese l’altra sera a Desenzano, arrivato su invito dell’Italia dei Valori per presentare il suo libro “Gioventù, amore e rabbia”, dove ci sono cassintegrati, operai sbeffeggiati, laureati con master che implorano anche solo uno stage: sono storie raccolte tra il Popolo Viola, gli operai di Mirafiori, i resistenti dell’Asinara, storie amare ma anche vincenti.

L’incontro (molto interessante) è stata occasione per rivedere alcuni di quei volti del presidio cui ho fatto visita più volte. Il tema della serata era il lavoro e a Desenzano purtroppo vuol dire anche Federal Mogul, fabbrica del settore automotive proprietà di una multinazionale americana, chiuso ormai pare da un’eternità. In 60 anni in questa azienda ci sono passate almeno 2 generazioni di desenzanesi, ma il tutto si è interrotto il 15 settembre 2009, quando è arrivata la comunicazione della cessata attività. Fu così che sul finire di quell’estate 190 tra operai e impiegati capirono che c’era poco da fare se non lottare. Iniziò così il più lungo presidio che la storia europea possa ricordare almeno dal biennio rosso del 1918-19. Mesi e mesi e mesi, per chiedere solo di non spostare la fabbrica: volevamo solo lavorare.

Non sono mancati i momenti di tensione, come quando la proprietà fece arrivare dalla Polonia camion e operai polacchi smantellare le macchine e portarle via da Viale Marconi. Tra il gelo invernale e l’afa estiva ai lavoratori del presidio fu anche negato l’uso del bagno. “Più lottavamo nelle difficoltà – ricorda Aureliana Pizzini – e più diventavamo determinati. Alternavamo momenti di coraggio a momenti di sconforto. Il 5 maggio 2011 è stato trovato l’accordo tra tutte le parti (proprietà, sindaco, Ministero per lo sviluppo, ndr) per la reindustrializzazione del sito. Dopo 600 giorni (esattamente 596, ndr) eravamo riusciti a sconfiggere una multinazionale e a tenere il sito produttivo, ma ora siamo ancora in tanti in mobilità, circa una novantina”.

La dismissione dell’unità produttiva fu anche affiancata all’ipotesi di una grossa speculazione edilizia alle porta della città, perché il lavoro non mancava. Infatti la produzione è stata semplicemente spostata e sono stati anche acquisì altri siti in Europa.

Oggi resta valido l’accordo per una possibile reindustrializzazione siglato nel giugno del 2011 tra la multinazionale americana e Invitalia, l’agenzia del Governo per l’attrazione degli investimenti: i 110 lavoratori in lista (una novantina tuttora senza lavoro) potrebbero essere assunti qualora un nuovo gruppo industriale decidesse di installare unità produttive di via Marconi, beneficiando delle condizioni favorevoli offerte dal Governo e dalla stessa Federal. Il 15 maggio è però vicino. EG

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