Desenzano, intervista all’ex sindaco Fiorenzo Pienazza

fiorenzo pienazza

Fiorenzo Pienazza, ex insegnante al Liceo Bagatta ed ex sindaco di Desenzano (2002-2007) ha risposto ad alcune nostre questioni sulle elezioni ormai imminenti. Ci è sembrato importante ascoltare la sua opinione, cui aggiungo un piacere personale nell’incontrare oltre che una persona stimata e signorile, il mio professore di lettere. Gli faccio infatti notare, con garbata simpatia, che un tempo, le domande, era lui a farle a me.

Da esterno, come vede queste elezioni?

La sensazione che avverto è che ci sia grande frantumazione, il che un po’ mi preoccupa, perché probabilmente si rifletterà nel consiglio comunale. Se sono presenti molti diversi orientamenti politici è maggiore la difficoltà nell’amministrazione.

 Quale sarebbe la direzione giusta da seguire secondo lei per Desenzano? Alludo soprattutto al rilancio turistico e commerciale.

Ho visto con molto piacere nascere dalle forze economiche un interesse per un tema, ovvero quello di Desenzano come stazione termale. Parlare di termalismo, e non solo in campagna elettorale, ha un senso, per quanto rimanga ancora un riferimento ipotetico, e protrebbe costituire un’esperienza positiva per il paese. Si è parlato di come Desenzano possa vivere il Garda tutto l’anno: è difficile, non siamo la Riviera Ligure, quindi anche questa potrebbe essere una soluzione da prendere in considerazione. Sul congressualismo invece noto che sono finiti i tempi in cui grandi motori si muovevano economicamente per questo genere di cose e non credo che sia quello che può far cambiare il turismo in inverno.

 E per la cultura? Dato che lei è anche un uomo di cultura.

Premetto che in 5 anni non ho mai attaccato l’amministrazione per quello che non ha speso. Ho criticato però che la spesa per la cultura fosse sempre considerata improduttiva. I servizi non vanno tagliati, e questo è ovvio, ma a volte si sono impiegati soldi per iniziative estemporanee e non si sono invece usate le risorse per cose magari meno costose ma con più valenze culturali. Del resto credo anche la mancanza di cultura sia tra le povertà del nostro tempo.

 Esistono ancora le ideologie politiche oggi? E lei come si definisce?

Non ho mai fatto mistero di essere un uomo di centro-sinistra. Credo che l’impegno idelogico puro e semplice ormai sia finito da molti anni, e che non abbia più senso. A maggior ragione nelle elezioni amministrative. Al sindaco non si chiede la difesa di schieramenti e ideologie rigidissimi, ma piuttosto di amministrare nel miglior modo possibile. È importante la proposta, anche se i programmi a volte si assomigliano un po’. Riguardo al territorio, ha sicuramente il suo valore, ma non deve essere un valore “estremo”. Non averne rispetto non è una scelta opportuna. Si è parlato per esempio del pgt, confrontandolo con quello 2002-2007 e dicendo che non fossero poi tanto differenti nelle volumetrie. La differenza invece c’è: il recupero degli stabili già edificati è diverso da una edificazione ex novo. Inoltre occorre valutare anche il DOVE edificare; infine quello veniva dopo 22 anni di assenza, questo dopo 5.

 Sono circolati rumores su un trattamento “non troppo lusinghiero” nei suoi confronti nella questione delle Primarie. È vero?

Non voglio risollevare problemi. Diciamo che ho registrato da parte degli appartenenti al partito una mancanza di fiducia nei miei confronti. Ne sono rimasto amareggiato, e ho pensato che se non era più evidente questa stima, il risultato sarebbe stato difficile.

 È per questo che ha deciso di non candidarsi e astenersi dall’attività politica?

Non è dovuto al risultato delle Primarie, né ho la vocazione di fare il Cincinnato della situazione. Semplicemente, e del tutto sereno, come ho detto, se manca la stima nei miei confronti, ho pensato che la mia dignità fosse la cosa più importante da difendere.

Quale è l’incidenza del sindaco nell’amministrazione comunale? Intendo, sulla giunta? Sui partiti che lo appoggiano?

Se si interpreta correttamente la legge [81 n.d.r] è FONDAMENTALE. Basti pensare che se il sindaco si dimette, la giunta se ne va. È il sindaco che riflette la volontà dei cittadini. Purtroppo in molte occasioni il candidato sindaco non è una scelta per le esigenze del comune, ma di vertice, che nulla hanno a che fare col contesto. Faccio un esempio: Anelli fu praticamente costretto, suo malgrado, ad allontanare uno di quelli che considerava migliore tra i suoi assessori [Paolo Abate n.d.r.]. Questa cosa non si dovrebbe accettare e mi auguro che chi sarà eletto sappia che la responsabilità è sua. Io non presterei mai fiducia a un futuro sindaco che non mi desse la certezza di essere indipendente da queste cose. Io stesso di errori ne avrò anche fatti, ma almeno preferisco sbagliare da solo con la mia responsabilità.

Sergio Lingeri

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