Salvato l’oliveto delle Grotte di Catullo. Le 1.500 piante sono tornate a fruttificare con un progetto triennale di Aipol

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La punta della penisola di Sirmione è dominata dalle Grotte di Catullo e, contornata da tantissimi olivi plurisecolari, è uno dei luoghi più affascinanti di tutto il Lago di Garda. Proprio questo uliveto disteso su oltre 7 ettari era però decaduto in uno stato di abbondono, da cui è stato risollevato grazie a un progetto triennale di Aipol (Associazione Interprovinciale Produttori Olivicoli Lombardi) che ha permesso il recupero e la salvuardia di circa 1.500 piante.

L’oliveto dell’area archeologica, sotto tutela della Soprintendenza per i beni Archeologici della Lombardia da quarant’anni, ha una grande importanza storica e per le condizioni di degrado in cui si trovava era parso necessario un intervento globale di recupero per risanare l’ingente patrimonio arboreo e riportarlo alle migliori condizioni vegetative.

L’Aipol, con un contributo della Comunità Europea (Reg. CE 867/08), con un progetto sperimentale avviato nel 2009 ha permesso alle piante, grazie a interventi di “potatura di risanamento” e di “riforma”, di tornare a fruttificare e quindi conservare inalterato per il futuro un paesaggio che caratterizza da secoli l’area. “Dove c’è un passaggio importante di turisti – commenta Silvano Zanelli, presidente Aipol – è bene che questi vedano gli ulivi tenuti bene e che assaggino l’olio”. In particolare attorno all’area della villa romana sono riconosciute le varietà gardesane Casaliva, Leccino e Gargnà, ma resta comunque da capirne la provenienza.

Ora che le piante sono tornate a fruttificare saranno affidate a un privato per la loro cura e per una probabile produzione di olio catulliano. “Finito il triennio – dice la Soprintendente Silvana Jorio – ora stiamo cercando di individuare una ditta per la gestione ordinaria dell’oliveto. Cerchiamo qualcuno che possa darci delle risposte, perché per noi l’importante è non fare un passo indietro nella cura delle piante”. In futuro non si esclude che l’olio catulliano sia anche imbottigliato per la vendita.

Aipol non è nuova a esperienze del genere: nel 2007 ha concluso il recupero dell’oliveto del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, che ora è stato affidato a una cooperativa di Tignale.

La punta di Sirmione – ricorda Giordano Signori, assessore al turismo – non è sempre stata coperta di olivi, che nei secoli si è conteso il territorio del Comune con la vite, oggi dislocata altrove”. Tanto che la parta alta della punta sirmionese ospita l’antica chiesa di San Pietro in Mavino, il cuo nome deriva dal latino “ad summa vineas”: luogo delle vigne poste in alto. “Esistono due linee di pensiero sull’arrivo degli olivi nel nord Italia – spiega Giuseppe Fontanazza, già presidente del Centro Nazionale Ricerche di Perugia e amante del Garda –. Secondo una di queste sarebbero stati gli antichi ellenici partiti dalla Turchia, risaliti per l’Istria e poi arrivati in Veneto e quindi sul Garda. Un’altra dice che sono stati gli etruschi tramite i fenici”.

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