Continua il divieto di pesca sul Garda: l’anguilla può essere mangiata solo quando passa il ponte delle ferrovia a Peschiera.

Il pescatore professionista Marco Cavallaro nel porto di Desenzano

Il ponte della ferrovia a Peschiera sancisce il limite dove finisce il Garda e inizia il Mincio. Da quando lo scorso anno è stata vietata la pesca dell’anguilla nel lago per presenza di Pcb, questo è anche il limite da dove si può pescarla: nel lago no, dopo sì. Il pesce è comunque quello che arriva dal più bacino gardesano e questo fa arrabbiare i suoi pescatori.

Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 durante i controlli di routine su quattro esemplari tre esemplari pescati a Brenzone, Garda e Peschiera contenevano una quantita di Policlorobifenili superiore al limite di sicurezza. Versato nel lago negli anni 70, ha sortito oggi gli effetti: il 17 maggio il Minsitero della salute ne vietò la pesca e l’ordinanza è stata prorogata di un altro anno.

Il fatto contestato dai pescatori gardesani professionisti, circa un centinaio, è che dal Mincio in giù l’anguilla può essere pescata. “ Non possiamo tollelare che venga preso di mira solo il lago – commenta Oliviero Sora della Fai Cisl – perché noi tutti sappiamo che da fine settembre le anguille mature prendono la strada per il mare partendo proprio dal Mincio, entrando poi nel Po per buttarsi poi nel mare a sud di Chioggia, dove c’è una flotta di pescatori non indifferente”.

Durante il tragitto le anguille di sicuro non perdono la contaminazione, ma, poiché la diossina si accumula nel grasso di cui abbondano le anguille più vecchie (che possono vivere fino a 25 anni), i pescatori sostengono che il pesce ben pulito e cotto non procura danni alla salute.

Nuove analisi non sarebbero state fatte e il divieto influisce molto sul lavoro. “Una volta – spiega il pescatore professionista Marco Cavallaro – era uno dei pesci maggiormente pescati. Si parla di centinaia di quintali all’anno che finivano sul tutto il mercato nazionale, a Roma, Napoli e perfino Chioggia, dove venivano inscatolate”.

“Io facevo quasi solo pesca di anguilla – dice Adelino Signori – e le concessioni vanno comunque pagate altrimenti si perde il diritto di pesca, ma è come pagare un negozio senza usarlo. Io volevo fare delle controanalisi, ma quando sentono che sono anguille del Garda non me le analizzano”.

Tra l’altro il Lago di Garda è un buon bacino per far sviluppare sessualmente le anguille, prima che discendano il Mincio e quindi il Po per dirigersi verso il Mar dei Sargassi dove si riproducono. Sul Garda a portare le ceche o le ragani (le piccole anguille di circa 5 o 20 cm) era la Provincia di Brescia, ma la semina è stata sospesa nel 2007. Oggi la pesca sul Garda è vietata dallo scorso anno, ma le anguille da qua si spostano e quindi c’è un passivo che, sommato al complessivo calo registratosi negli ultimi 20 anni, a lungo potrebbe farle scomparire.

Oggi le specie più pescate sono il coregone, che si pesca tutto l’anno fuorché in inverno quando si riproduce, la sardina in primavera, il persico e, fino lo scorso anno, l’anguilla. A occuparsi del ripopolamente è sempre la Provincia. Il carpione è infatti praticamente scomparso: negli anni 50 e 60 se ne pescavano 200 quintali e oggi è stato posto sotto tutela con un triennale divieto di pesca iniziato lo scorso anno all’interno un di un progetto di ripopolamento delle acque del Garda tramite il centro ittiogenico di Desenzano gestito dalla Provincia di Brescia. A fine giugno a Gargnano sono stati rilasciati 6.000 piccole coregoni, mentre 2.000 avannotti (i piccoli pesci nella fase successiva a quella larvale) sono ancora in incubrazione a Punta Vò.

Enrico Grazioli

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