La vera cultura

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In occasione delle elezioni amministrative a Desenzano, il programma di un candidato a sindaco (ben quotato e sostenuto da due partiti di spessore) non conteneva la parola “cultura”, ma solo talvolta l’aggettivo “culturale” accanto a termini come avvenimento, manifestazione e simili. Era del tutto evidente che la cultura, per quei partiti, è come una ciliegina da mettere sulla torta, qualcosa di puramente decorativo. Il voto popolare bocciò già al primo turno tale lista, quasi a voler dire che senza cultura non si va da nessuna parte.

Questo episodio merita una riflessione e delle risposte alla domanda: “Cos’è la cultura? Cos’è la vera cultura?” La nostra cultura europea e occidentale affonda le sue radici nel mondo classico, greco e romano, con gli innesti medievali del cristianesimo e delle civiltà barbariche del Nord, fino ad ottenere un’ideale fusione di solida tradizione e di forze nuove.

L’etimologia del termine “cultura” ci dice che è qualcosa che si deve coltivare; non è qualcosa che si acquisisce una volta per tutte, ma è un impegno che non si conclude mai. All’uomo di cultura manca sempre qualcosa, egli non si chiude sdegnosamente nella sua torre d’avorio, nel suo splendido e privato isolamento, fuggendo i contatti con la realtà esterna.

La cultura è qualcosa di grande, come il mare. E come al mare giungono alla fine tutte le acque, così nel “gran mare dell’essere”, come dice il poeta, confluisce tutto il pensiero dell’umanità. Guai a chi si fa servo dei potenti e si giustifica dicendo: “con la cultura non si mangia” e quindi si accontenta di guardare il mondo dallo spioncino di casa.

Per la cultura vale il principio dei vasi comunicanti: la cultura vive tra la gente, partecipa, accoglie, si dona, viene coinvolta, interloquisce. In tal modo essa può irrorare di sé e vivificare ogni aspetto della vita sociale, dall’economia al turismo e persino, incredibile a dirsi, la pubblica istruzione.

La cultura è amore. Amore della memoria, amore del passato, di quel passato che è bene ricordare e far rivivere col ricordo. Senza nodi ideologici. Ma anche amore del presente, che è il tempo in cui si deve scegliere, si deve agire, guidati dai valori della tradizione, con lo sguardo teso al futuro, nella fondata speranza di lasciare ai giovani, a cui il futuro appartiene, quel tesoro di sapienza che ci hanno dato i nostri padri.

La cultura non è un optional, non è un semplice ornamento, ma una struttura portante, ineludibile e onnicomprensiva: è un modo di vivere e un mezzo per conoscere meglio la realtà che ci circonda. La cultura è come l’alta tensione, utilissima se ben utilizzata, ma attenzione! CHI TOCCA I FILI, MUORE.

Edoardo Campostrini

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