Il caldo torrido di questi giorni? Il Progetto Eulakes, i cambiamenti climatici e la salute ambientale del Garda

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Il progetto Eulakes, promosso dall’Unione Europea, ha l’obiettivo di studiare quali saranno probabilmente gli effetti dei cambiamenti climatici su quattro laghi centroeuropei: Garda (I), Balaton (H), Neusiedl (A) e Charzykowskie (P).
Nell’ambito del progetto si è cercato di individuare lo scenario climatico ipotetico che nei prossimi decenni influenzerà questi quattro bacini (fino al periodo 2070-2100), basandosi sull’analisi di alcuni loro fattori (come ad esempio le emissioni di carbonio, lo sviluppo umano, la circolazione atmosferica, ecc.).
Il clima potrebbe subire un cambiamento e Eulakes ha provato a stimarne l’entità, concentrandosi sugli aspetti probabilmente più colpiti.

Secondo l’Austrian Institute of Technology – uno dei principali istituti di ricerca austriaci e partner del progetto – le ondate di calore che si abbatteranno sul Garda, cioè le “giornate calde” con temperature medie superiori ai 30°C potrebbero avere un aumento del 650%, passando dalle attuali 10 a 75. Lo stesso studio ha previsto una diversa distribuzione delle precipitazioni che, durante l’estate, diminuirebbero fino al 45%. Considerando che nella stagione estiva l’acqua del lago viene utilizzata anche per l’irrigazione delle colture, un dimezzamento di piogge in questo periodo renderà necessaria una cooperazione fra chi vive sul Garda e utilizza le sue acque a fini potabili, turistici e paesaggistici e chi, più a sud, necessita della stessa acqua per non compromettere la produzione agricola. Perciò sarà necessario continuare il rapporto di collaborazione in tema di regolazione dei livelli tra tutti gli utilizzatori.

L’’aumento di temperature dell’aria causerà un crescita di quelle dell’acqua. L’Azienda Provinciale per la Protezione dell’Ambiente di Trento, altro partner di Eulakes, prevede che nei prossimi decenni la temperatura della superficie lacustre, nell’anno, aumenterà mediamente di 3,8°C. A ciò sarebbero legati problemi ecologici come una più marcata stratificazione della colonna d’acqua e un mancato miscelamento degli strati, con conseguenze negative per il ciclo dei nutrienti.

Per quanto riguarda i ghiacciai, quello del Mandrone – vicino all’Adamello – dà origine al fiume Sarca, principale tributario del Garda. Solo negli ultimi 4-5 anni la superficie di ghiaccio che si è sciolta è stata doppia rispetto a quanto perso in 20 anni, con un ritiro di oltre 2 km rispetto alla posizione del ghiacciaio nella prima metà dell’800.
Lungo il suo percorso il Sarca incontra altri piccoli tributari provenienti da ghiacciai meno estesi. Nei primi anni ’90 il bacino idrologico del Garda ne contava 146, oggi ne restano 83 e, entro il secolo, si prevede una scomparsa del 90% di quelli con un’area inferiore al km2.
Una preoccupante previsione riguarda il quadro d’insieme: del ghiaccio totale che alimenta il lago potrebbe rimanerne il 50% entro il 2025 e, con i trend di cambiamento (prudenziali) adottati da Eulakes, nel 2100 potrebbe essercene solo il 5%.

La situazione descritta è solo una parte del cambiamento che si ipotizza per il prossimo futuro, infatti il progetto Eulakes, tutt’ora in corso, sta valutando altri possibili effetti.

Gli scenari previsti per i prossimi decenni porranno le comunità di fronte alla necessità di adattamento ad un clima diverso. Prevederlo oggi è molto importante per essere pronti a gestirlo nel modo migliore, preparandosi così a ciò di cui stiamo vivendo già un’anticipazione in questa calda estate.

“Questo è il ruolo che la Comunità del Garda sta svolgendo a favore della crescita della capacità di governance ambientale del territorio benacense”: è quanto afferma il Presidente della Comunità, Giorgio Passionelli che, su tali tematiche ha investito recentemente anche il Ministero dell’Ambiente.

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