Pedofilia e lolitismo

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Per “pedofilia” si intende, da dizionario, “perversione sessuale caratterizzata da attrazione erotica verso i fanciulli, indipendentemente dal sesso” (Devoto-Oli). Definizione di per sé ambigua, perché ahimé spesso quel “fanciulli” è tristemente più affine a un “bambini”. “Lolitismo” non si trova, ma è presente “lolita”, ovvero “adolescente il cui comportamento sia tanto precoce e provocante da ispirare un’attrazione erotica anche in uomini maturi” (Devoto-Oli), antonomasia da Lolita, romanzo di Nabokov, film di Kubrick, remake con Jeremy Irons etc. Per estensione il lolitismo è ovviamente l’attrazione per le lolite. Le cose vengono spesso confuse. L’una, la pedofilia, che per quanto molti definiscano “malattia”, non esito a definire una mostruosità, e l’altra, il lolitismo, che non è affatto giustificabile, ma è fenomeno ben diverso. E non poche eccelse menti del passato ne subirono il fascino: Enea Piccolomini (poi Papa Pio II) non si formalizzò nel lodare le belle “fanciulle” giovani e leggiadre, il reverendo Dodgson (Lewis Carroll) non si fece problemi a chiedere di poter fotografare delle ragazze (un po’ giovani!) “in calzoncini da bagno, anche se non posso ripetere abbastanza quanto sarebbero più carine senza”. Piuttosto inquietante quest’ultimo esempio. Non è più concepibile inoltre considerare il fenomeno a senso unico, dato che il concetto di “toy boy”, ovvero del ragazzo giovane a disposizione della signora che ha già vissuto ben più primavere, è da tempo sdoganato (a dire il vero è sempre esistito). L’argomento è complicato e terribilmente delicato. Dato che sulla pedofilia, come detto, non riesco ad ammettere neanche per un istante una parola di discussione, sul lolitismo una possibilità di confronto, non giustificazione, può venire. Gli antichi, si sa, invecchiavano, e quindi maturavano prima: alcuni a 16 anni, o sotto, sono diventati imperatori! Io resto talora perplesso di fronte al concetto attuale di giovinezza. Questa, “si fugge tuttavia”, inevitabilmente e perderla spaventa molti. A leggere le edificanti riflessioni di Seneca alcuni trovano consolazione, ma non tutti sono Seneca. La faceva facile, lui, a predicare da palazzi e ville! E purtroppo noto con un certo disappunto, che l’imposta maturità che la società cerca di propinare, è molto fumosa, legata all’estetica dell’apparire più grandi (soprattutto nelle ragazze), ma assolutamente priva di supporti. Perché non basta vestire una bella ragazzetta in un certo modo per farla essere una donna. Ed è giusto che sia così. Loro, di colpe, non ne hanno. Chi invece è grande abbastanza per capire (si presume) le cose ha anche gli strumenti per valutarle che gli ha dato il vissuto. Lungi da me moralismi, però forse occorrerebbe ripensare il concetto stesso di “maggiore età”. Abbassarlo o alzarlo non saprei, però sarebbe giusto ridare alle nuove generazioni il diritto di una maturità più naturale.

Sergio Lingeri

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