I classici dell’eros – La commedia anni ‘70

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Il sexy comico ’70 attingeva per lo più alla vita quotidiana in situazioni e stereotipi civili (mariti, mogli e amanti) e sociali. Le eroine erano liceali, insegnanti, dottoresse, infermierine, soldatesse, poliziotte e, più raro, prostitute. Le due stelle più luminose, Edwige Fenech e Barbara Bouchet, si contendevano un cielo disseminato anche di astri forse minori, ma non meno belli: Gloria Guida, Nadia “il fondoschiena” Cassini, Anna Maria Rizzoli, Carmen Russo, Janet Agren etc. Le commedie tracciavano inoltre una geografia socio-erotica dell’Italia del tempo (è poi cambiata tanto?), rigorosamente con le varie inflessioni regionali nel doppiaggio: c’era il meridionale geloso e fissato col delitto d’onore, il commendatore bauscia milanese, l’austero e pignolo impiegato piemontese, il playboy sbruffone romagnolo, il romanaccio, il marchigiano ruspante e così via. Anche la struttura cambiava: o trama unica, in stile Banfi/Montagnani, in cui la vicenda si risolve dopo una serie di improbabili malintesi e peripezie, oppure a episodi separati, magari anche di registi diversi. Era l’erotismo dello spiare dalla serratura l’attrice che si fa la doccia, del vedere un reggicalze, un seno scoperto (e allora di rifatto c’era un gran poco), di qualche nudo, ma scene esplicite di sesso mai. “L’infermiera di notte”, “La liceale seduce i professori”, “Quel gran pezzo dell’Ubalda…” certo non saranno capolavori del cinema, ma sono opere che hanno anch’esse raccontato una parte dell’Italia che era; in modo ironico, e per questo, a mio avviso, non volgare. Nel mare magnum dei titoli ci sono poi alcune perle: “Sessomatto” (regia di Dino Risi, 1973), con Giancarlo Giannini e una Laura Antonelli mozzafiato. Il suo emulo, meno conosciuto, ma a mio gusto, ancora più bello “40 gradi all’ombra del lenzuolo” (regia di Sergio Martino, 1976), con un cast spettacolare: Tomas Milian anela “la cavallona” Fenech, la mia prediletta Giovanna Ralli è una contessa con l’intemperante Alberto Lionello che le fa da autista, Montesano gabba la Bouchet, il geniale Marty Feldman è un’ottima guardia del corpo, Aldo Maccione è alle prese con Sydne Rome e il di lei gelosissimo cane. Il terzo è senza dubbio “Quelle strane occasioni” (regia Comencini/Loy/Magni, 1976) con Villaggio, Manfredi, Sordi e la Sandrelli. Sono tutte pellicole che vengono tuttora riproposte, soprattutto d’estate, e che trovano ancora adesso molti estimatori. Perciò buona visione…

Sergio Lingeri

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