MEMORIE DELLA MONTAGNA

Avigo 2

 La giornata della carelàa storica

Con gli occhi rivolti verso l’alto, a molti sarà capitato di ammirare un bosco verdeggiante, una cima innevata o una cresta rocciosa immaginando lieti picnic tra i colori e silenzi delle alture o bramando (i più ardimentosi) imprese alpinistiche alla conquista di nuove quote. La montagna ha un impatto magnetico sulla gente perché la gente vorrebbe spingersi sempre più in alto, nella carriera, nel cuore di una persona, nella lista di un testamento, nell’opinione del prossimo. Ecco dunque che, sin da bambini, ci aggrappiamo alle corde, ci arrampichiamo sugli alberi e ci spingiamo sul ciglio dei pontili con l’ingenua ambizione di chi vuol superare i primi ostacoli della vita. Per le generazioni precedenti, tuttavia, la montagna non era solamente occasione di svago o desiderio di sfida; talvolta rappresentava una vera e propria necessità, l’unica opportunità per impiegare, lavorando, la giornata e per sfamare la prole. In tempi non così remoti dalla montagna si ricavavano le risorse per provare a confidare nel futuro. I nostri avi (tra cui anche i nonni e i bisnonni del sottoscritto) si levavano di buonora e si spostavano verso i monti più vicini per procurarsi legname e fieno; materie essenziali, un tempo, alla base della povera economia locale della Valle Sabbia della prima metà del secolo scorso. Per affrontare ogni giorno lo steso faticoso viaggio, ad Anfo, piccolo borgo che dai monti circostanti si getta nel lago d’Idro come la lingua sedimentaria di una gigante, gli abitanti avevano inventato un rudimentale ma ingegnoso mezzo di trasporto e di carico. Utilizzando legno robusto e leggero veniva costruito il “carèl”, un carretto del peso variabile dai 20 ai 26 chilogrammi, che il contadino portava sulle spalle quando s’inerpicava sugli irti sentieri che conducevano agli appezzamenti. Raggiunta la meta, piccole radure spesso scoscese e poco fertili, il carèl veniva caricato con fieno, legna e prodotti d’alpeggio ed il montanaro scendeva a valle seduto davanti al suo rudimentale veicolo frenando con i piedi, come su una slitta dotata di piccole ruote. Sul lago d’Idro il tradizionale mulo era un bene di pochi ed il carèl era stato introdotto proprio in sostituzione all’animale da soma. Era, pertanto, adeguato alla forza di un uomo ed alle peculiarità del territorio. Ogni anno in agosto, nel piccolo paese valsabbino, viene riproposta la “giornata della carelàa”, una sfilata rievocativa che intende far rivivere le genuine tradizioni montanare contadine dei luoghi dov’era in uso il carèl. Le famiglie di Anfo rispolverano dai solai i vecchi carretti e per l’occasione indossano costumi legati alla tradizione, corrispondenti al contesto storico. Quindi dai vicoli angusti del paese si diffonde il rumore cigolante delle ruote di legno dei carèi e si levano i canti festosi dei figuranti. Ogni famiglia carica oggetti personali tramandati di generazione in generazione e si può essere, dunque, spettatori di una sorta di museo etnografico viaggiante unico nel suo genere. I più piccoli vivono la sfilata come un gioco divertente ma sul viso dei partecipanti più anziani si percepisce l’orgoglio di poter riproporre tale usanza non soltanto per dimostrare l’asprezza della vita d’un tempo ma, soprattutto, per offrire un esempio di cordiale fratellanza, umile e genuina.

Michele Avigo

2 Comments

  1. Sherri scrive:

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    społeczność za granicą w ZEA są tylko po prostu jak zdziwiony i źle poinformowani
    o impreza jak mieszkańcy byli w Bejrucie , powodu nieuzasadnione
    ilość plotek krążących wokół społecznych systemy na www
    i w pobliżu papiery

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