Le foglie d’autunno

farnia di goito

 Sul lago di Garda e nelle sue vicinanze c’è la possibilità di fare un vero e proprio tour degli alberi secolari. Questi giganti verdi, le chiome della Terra che la rendono la nostra meravigliosa madre, se non la si deturpasse talvolta in modo osceno, esercitano grande fascino e suggestione. A partire da Toscolano-Maderno, dove si possono ammirare il grande platano del lungolago (el piantù) e il superbo cedro di parco Bernini. Poco distante, a Vobarno, in località Dosso di Covolo, il magnifico castagno di Cargiù. A Carzago, in cascina da amici ho più volte apprezzato un bellissimo gelso secolare. Ma questo, come detto, è in casa privata. Scendendo nel basso lago, a Colombare, sulla penisola, si staglia a pochi metri dalla riva il pioppo già descritto da Silvano Buffa in un vecchio articolo del nostro Corriere.

 Se si segue il corso del Mincio fino a Goito, si arriva alla frazione Sacca dove, in località “al Ruvar”, una spettacolare farnia campeggia solitaria in un campo (un “forte delle fate” quindi, di grande impatto visivo) con la sua chioma di 160 m² quando è al massimo del suo splendore. Confesso una predilezione per questo albero. Un altro gelso nello stesso abitato è degno di nota, se non altro per la cavità che sia apre nel suo tronco a mo’ di porta.

 Risaliamo nel veronese, fino alle pendici del Baldo; troviamo a Caprino il platano più grande d’Italia, detto dei 100 bersaglieri perché durante una manovra nel 1937 tra le sue fronde si nascose un tale numero di soldati.

 A meno che prima non si voglia fare un salto a Cerro Veronese, nella cui piazza un imponente cerro, appunto, scandisce le stagioni da centinaia di anni, sconfiniamo in Trentino. Ci resta infatti da vedere l’imponente leccio di Sarche, in frazione Dro.

Sergio Lingeri

One Comment

  1. Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog trai preferiti.

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