L’IPPOCASTANO DI VIA VILLA DEL SOLE A DESENZANO DEL GARDA

Mi chiamo Giuseppe Abbadini e quel che vi voglio raccontare incomincia a Milano nel 1981 quando mio figlio Matteo frequentava la prima elementare di viale Brianza. Nel cortile della scuola, come in quasi tutte le scuole, c’erano e ci sono tuttora ippocastani centenari testimoni della crescita di generazioni di bambini. Un giorno di quel lontano 1981, mio figlio venne a casa con in mano un rametto di ippocastano che aveva raccolto nel cortile della scuola e corse tutto eccitato da suo nonno che, per gioco, gli disse: “ adesso lo piantiamo così crescerà un nuovo albero”. Mio padre non sapeva assolutamente come si piantasse un albero, però prese un martello pestò ben bene un’estremità del rametto e facendosi aiutare da mio figlio lo piantò in una vasca di cemento nel cortile della sua ditta e poi … avvenne il miracolo: il rametto mise le radici e incominciò a crescere, dapprima esile e poi col tempo sempre più robusto. La vasca di cemento divenne insufficiente a contenerlo e allora , con estrema delicatezza lo espiantammo e lo portammo a casa dei nonni a Desenzano in via Villa del Sole. Lì, con l’aiuto dell’amministratore del condominio, individuammo il posto: un piccolo prato con altri alberi nell’area condominiale e lo ripiantammo. Da quel lontano 1981, l’albero è cresciuto maestoso e forte, resistendo alle molte inclemenze del tempo. In tutti questi anni, quando andavo a trovare i miei con mio figlio e poi quando è mancato mio padre, passavo davanti all’albero, mi fermavo a guardarlo commosso e pensavo:

“ quest’albero quando non ci saremo più sarà ancora qui a testimoniare il
profondo legame che esisteva tra Matteo e suo nonno Gjmmy”.

Invece tutto questo non sarà più possibile perché a Settembre del 2012, dopo 30 anni di vita l’albero non c’è più: è stato tagliato insieme ad altri alberi con un grave atto di violenza materiale e morale sembra per edificare una casa di 2 piani in un prato piccolo come un francobollo !?!

Quando ho visto quello scempio ho provato una fitta di dolore come se insieme
all’albero avessero tagliato anche una parte di me. Il “nostro” ippocastano non c’è più e nessuno ce lo potrà più restituire, però spero che la testimonianza rimanga ben viva nella coscienza di chi magari doveva vigilare e non l’ha fatto o ha permesso questo anche solo con il suo silenzio.

Giuseppe Abbadini

 

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