Memorie della montagna – Padre Mora e la maledizione del fuoco

foto santi G. e P. 1

Dal grembo della montagna, quando l’uomo s’approcciava ad essa con benevolenza e rispetto, nascevano racconti e curiose leggende. Le materie prime, su cui la fantasia umana plasmava tali storie, erano la fede e l’interesse per gli avvenimenti passati. Una di queste “storie della montagna” viene tuttora tramandata nell’antico borgo di Bagolino, paese arroccato sui rilievi al confine tra Brescia e Trento, e narra la drammatica vicenda d’una comunità sopraffatta dalle vampe della vendetta e del fuoco. Tutto ebbe inizio nella prima metà del ‘500 quando la famiglia Gagliardi chiese la costruzione d’una chiesetta sulla sommità d’un monte da cui si poteva ammirare un splendido panorama dell’intero centro abitato di Bagolino. Esattamente sotto al luogo di edificazione dell’edificio sacro si riteneva, infatti, che vi fossero due piccole grotte dove trovarono rifugio i Santi Gervasio e Protasio durante una persecuzione. La chiesetta, dedicata ai due gemelli, viene, infatti,  già citata nel 1598 e per la sua importanza furono utilizzati i materiali più belli reperibili nella zona. È il 1779, tuttavia, l’anno determinante, su cui la tragica vicenda in questione si basa: all’epoca il paese era politicamente legato alla Repubblica di Venezia che concedeva a Bagolino privilegi speciali in quanto principale produttore di ferro. Ecclesiasticamente, invece, dipendeva dalla Diocesi di Trento e, più nello specifico, dalla Pieve di Condino. Il curato del paese, Padre Mora, voleva scorporare  Bagolino dal Trentino in modo da ottenere il prestigio di Parrocchia. Per giorni il paese si divise tra i sostenitori di Padre Mora ed i tradizionalisti che non accettavano le idee rivoltose del parroco. Al termine di fervide discussioni, comunque, vinse la sezione contraria alla scelta del curato e Padre Mora fu costretto ad abbandonare il paese. Era una giornata fredda e particolarmente piovosa; un forte temporale batteva sul borgo e sui monti circostanti. Padre Mora si mise in cammino e, passando sotto la chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio, proferì in tono minaccioso: “Io me ne vado con l’acqua, voi ve ne andrete con il fuoco!” Ad un anno esatto dalla partenza del parroco, da un forno fusorio con 14 carbonili, partì una scintilla e, a causa d’un vento intenso, il paese di Bagolino fu, in meno di due ore, completamente avvolto dalle fiamme. Gli abitanti di Bagolino furono raggiunti dal cono di fiamma per chilometri nel vano tentativo di fuggire poiché neppure i guardiani del fuoco, sul campanile della Parrocchiale di San Giorgio, riuscirono a dare l’allarme in tempo per evitare la catastrofe. Dopo il tragico evento fu condotto un eremita alla chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio con il compito di sorvegliare il paese da una posizione privilegiata e di segnalare eventuali rischi di incendio. Vi era un vero e proprio bando di concorso per poter fare l’eremita e chi riusciva ad ottenere il posto otteneva una capra e la possibilità di sostentarsi con un orticello. Da allora un eremita rimase nella piccola abitazione congiunta alla chiesetta fino alla prima metà del secolo scorso. Tradizione vuole che i bambini a Bagolino non nascessero sotto un cavolo o portati dalla cicogna ma dalla cisterna della chiesetta. I genitori andavano dall’eremita che gettava un secchio nella profonda cavità e faceva emergere il bambino dall’acqua. L’eremita era solitamente ben voluto ma qualcuno ricorda che, talvolta, i bimbi che non volevano fratellini lo allontanavano tirandogli conto sassate. La chiesetta è tuttora raggiungibile percorrendo un bel sentiero in una pineta che parte ai piedi del paese di Bagolino. Colgo l’occasione per ringraziare lo storico Luca Ferremi per le utili informazioni fornitemi.

 Michele Avigo

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