Sabbio tra devozione, arte e stampa

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L’inganno è pressoché perfetto, un trompe-l’œil ad arte, ché tutta l’arte è anche questo, dissimulazione. Barbara con me, il passo procede nei vicoli di paese in frammisti pensieri mentre lo sguardo saltella qua e là, un  verone, un ballatoio, archi e chiostri che accolgono i visitatori. Avvicini la mano e sfiori un intero giardino botanico via dopo via, gardenie, garofani, gerbere, primule, genziane, ortensie, calle, rose, crisantemi e una vite che s’attorce lungo una casa, aggancia colonne posticce. Nell’illusione ottica di una folle fioritura ti avvicini a un vaso, tocchi per sentire sotto il polpastrello la carta colorata e crespa, asciutta. Dov’è il profumo, si chiede la peregrina ape che ronza di balcone in balcone, dove il nettare da succhiare? Tutto di carta, ti chiedi se c’è ancora un fiore vero, o se la mano che crea la finzione scenica della natura non sia essa stessa più veritiera.

Mi colpisce vedere una signora intenta a strappare ciclamini veri che sono accanto ai loro simulacri cartacei, a gareggiare in tinte fucsia: così risalta di più il nostro lavoro, mi spiega. Mi viene in mente cosa rispondere a una tesi tanto esile, taccio; mia sorella ci rimane male. Andiamo avanti. Magari aveva ragione Platone, l’arte mimetica deprime la realtà, già copia dell’idea, distrugge il suo modello, in questo caso. Sorrido di queste mie facezie, e continuo ad ammirare l’opera paziente che le mani femminili hanno saputo fabbricare.

Come ogni dieci anni accade, a Sabbio Chiese si festeggia sontuosamente la Madonna della Rocca, apparsa nel secolo XVIII e viva nel sentimento popolare, intrecciato a leggende e devozione cristallina, in cui tutta la popolazione si fa carico di realizzare decorazioni veramente suggestive in onore alla Vergine. La storia completa dei Decennali è un intrigo fra storia e metafisica, e coinvolge Odolo in uno scontro campanilistico (vedi al sito www.decennalisabbio2012.it). La Rocca è la nostra meta, e la mostra congiunta sui Paesaggio lombardo e sugli stampatori sabbiensi.  Il santuario è arroccato (come altrimenti?) in cima al colle che sovrasta Sabbio, sembra un po’ finto anch’esso, dalla misura stretta della navata, che slancia l’intero edificio in una prospettiva curiosa.
Dopo scalini impervi all’interno della chiesetta ci si presenta una collezione sapientemente allestita di paesaggi dell’Ottocento, nei vari passaggi tematici e poetici. Molti sono formidabili, come finestre che ravvivano un passato, tele e tavole di pittori che esaltavano con accenti tardoromantici vedute bucoliche, pastorelli e briganti verità e finzione. Basiletti, Ronzoni, Canella, Joli, Inganni, Piccio. Non ricordo di chi, ma un panorama occhieggia una Brescia mai vista, piccola e accolta, con la cupola del Duomo che svetta sopra un paesotto che pare addormentato. In una tavola la vernice s’è rotta in un mosaico che abbraccia l’albero estendendone le branche in un reticolato che esalta una falsa modernità fra le crepe, tocco del tempo sull’artificio, del consumarsi la bellezza. Mi stava sfuggendo l’unico quadro di Segantini, nome di richiamo della mostra, me lo indica Barbara. Una scena campestre dipinta con la tecnica divisionista, non trascurabile.

Le grandi figure del Filippini, che riportano all’occhio i mestieri artigiani nel corso dello svolgimento, mi emozionano e caricano di inutile nostalgia. Alle scale discendenti una vecchina bella, che pare uscita da un quadro appena veduto, ci precede fino alla stanzetta dove protetti da teche lignee sonnecchiano le cinquecentine degli stampatori di Sabbio. Adocchio dei Cicerone, un Dionigi d’Alicarnasso tradotto dal Venturi ha un bellissimo frontespizio. Lavori pregiati, realizzati nei maggiori centri tipografici dell’epoca, riuniti e tesaurizzati dal comune. Altri nomi, altre testimonianze di un passato vivissimo della cultura sorta in grembo alla Valle.
Al ritorno riguardo il paese e la Rocca, con una sazia gratitudine verso i suoi operosi abitanti: e un Ave alla Vergine.

(La mostra resterà aperta dall’1 settembre al 28 ottobre, con il seguente orario: dal martedì al venerdì, ore 9-13 / 15-18; sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 19; lunedì chiuso)


 

Paolo Veronese

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