Al via i restauri nella ‘chiesa del diavolo’: «Finalmente siete arrivati!»

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La Sovrintendenza ha avviato in via definitiva “un intervento conservativo e di salvaguardia” per la chiesetta di San Sivino, proprio quella del “patto col diavolo” La proprietà del terreno circostante conferma la disponibilità

Finalmente siete arrivati. Avrebbe sospirato così la chiesetta di San Sivino, una leggenda nella leggenda, alla fresca notizia secondo cui la Sovrintendenza lombarda avrebbe definitivamente progettato “un intervento conservativo e di salvaguardia” per quello che è stato uno dei luoghi più discussi e chiacchierati degli ultimi mesi, a Manerba e nel basso Garda. Un problema che si trascina da decenni, la chiesa del Diavolo perché reca su di sé il segno leggendario del patto tra Marco il mugnaio e il Principe delle tenebre, la chiesa di San Sivino dedicata proprio a quel santo presenta in numerosissimi edifici sacri, nonché toponimo manerbese per eccellenza e che dà nome anche all’omonimo golfo, dove tra l’altro sono stati recentemente rinvenuti dei siti palafitticoli già riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Una questione che si è riaccesa in tempi brevi ma che cova polemiche da almeno una quindicina d’anni, quando la proprietà del fondo che contorna la chiesa ne chiude il passaggio, il libero accesso, sia per attività liturgiche e di pellegrinaggio, turistiche e di curiosità, sia per i necessari interventi di manutenzione. “Vista la distanza dal centro storico – ci racconta l’assessore Andrea Nonfarmale - la chiesa negli anni è stata sempre poco utilizzata, ma comunque molto sentita nell’animo dei manerbesi. La popolazione, la cultura e la fantasia popolare la sentono come propria, e nessuno ha mai avanzato dubbi sulla proprietà”.

Tanto che nel maggio scorso anche il sindaco Paolo Simoni  ha parlato di un “forte valore affettivo”, oltre al “patrimonio culturale dalla grande valenza storica”. La poca frequentazione ha dunque messo a rischio la manutenzione dell’edificio, una chiesetta ‘piangente’ il cui tetto è già crollato per metà, e le cui mura si sono ricoperte di crepe. “Alla chiusura del varco – continua Nonfarmale – la parrocchia ha risposto con qualche tentativo di accesso ai fini del restauro, e anche la Sovrintendenza ha avanzato un primo progetto, mai realizzato causa ragioni di tipo economico. Da qui la proposta di una variante al PGT che ne permettesse il passaggio controllato, alla ricerca di una accordo bonario con la proprietà del fondo, con un percorso perfino allungato pur di rispettare al meglio ogni esigenza dei proprietari”. La proprietà invece reagisce con un ricorso al TAR (ancora pendente), adducendo alle motivazioni processuali “un’infondata presunzione di proprietà della chiesa stessa”. Reazione per reazione ecco che scatta “l’autodifesa parrocchiale” nel momento in cui si leggono le motivazioni: all’orizzonte un nuovo processo in cui la parrocchia di Manerba (e la curia di Verona) rivendicano “la piena proprietà della chiesa”. Tutto ancora in sospeso, o quasi. Finalmente la Sovrintendenza, informata su più fronti della gravità della situazione, interviene e riconosce “l’importanza monumentale dell’edificio”, riconosce che tutta la documentazione in possesso “individua la proprietà parrocchiale” e predispone il citato intervento di salvaguardia e ristrutturazione, tetto compreso.

Un’autorizzazione che “invita contestualmente i proprietari del fondo a permettere il libero accesso per questo tipo di intervento”, e in caso di opposizione predispone, in virtù della legge, l’intervento della forza pubblica affinché le opere di restauro possano avere inizio. I proprietari del terreno circostante, a questo punto, si sono detti disponibili al passaggio per il necessario intervento conservativo. I processi e i ricorsi non sono certo archiviati ma l’auspicio, conclude Nonfarmale, è che si possa “riaprire il discorso su quel primo accordo bonario, che può essere soddisfacente per tutti gli attori coinvolti nella vicenda, senza dimenticarsi dei cittadini: San Sivino se lo merita proprio!”.

Impossibile non citare il lungo e pittoresco percorso storico che avvolge la chiesa di San Sivino, mirabilmente raccontato anche in tempi recenti da storici come Gianpaolo Brogiolo o Monica Ibsen, fin dalle prime origini (risalenti al VII secolo d.C.) come “cappella signorile e gentilizia”, ben testimoniate da “un fregio di fattura longobarda, simile ad altri reperti rinvenuti anche a Maguzzano”. La salvaguardia del territorio e del paesaggio come “un dovere per Manerba e per tutto il Garda”, alla ricerca di una “continuità storica, paesaggistica e religiosa”, e perché no in futura funzione turistica.

di Alessandro Gatta

concessione:   www.bresciatoday.it

Fotografia: LA CHIESA DEL DIAVOLO – © ARMANDO BELLELLI

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