GIROLAMO BAGATTA PITAGORICO (nel bicentenario del collegio di Desenzano)

immagine Bagatta

Pitagora voleva che le pubbliche vie di Crotone fossero fregiate con apposite iscrizioni, così che il popolo, passando, potesse leggere qualche utile massima. Nei Versi aurei a lui attribuiti dalla tradizione si ha l’idea delle frasi che ornavano vie e piazze della città calabrese: la pietà verso gli dei, l’amore per i genitori e gli amici, l’elogio di virtù quali la modestia e la temperanza.

Fu Vincenzo Cuoco (1770-1823) che rinverdì la tradizione che vedeva nel grande filosofo della Magna Grecia un così singolare educatore del popolo. Nel suo Platone in Italia, libro assai letto nel periodo del Risorgimento, il Cuoco ci ricorda che Pitagora, oltre ad aver fondato la scuola filosofica che attirava giovani anche dalle città lontane, aveva pure escogitato quel singolare mezzo educativo che prevedeva l’iscrizione di grani di saggezza nelle pubbliche vie e piazze.

Anche Desenzano ebbe, duecento anni fa, il suo Pitagora nella persona di Girolamo Bagatta, che, secondo tradizione, aveva ornato vari luoghi del suo Collegio-Convitto con motti italiani o latini adatti a tener vivo nella mente dei giovani studenti qualche utile consiglio. Di ciò è sempre stata viva la tradizione… mancava però la certezza che quelle scritte risalissero tutte al fondatore, giacché nella lunga vita del Collegio, dopo Bagatta c’erano stati altri illustri epigrafisti.

L’unica iscrizione sopravvissuta fino ad oggi è quella che appare sotto l’orologio nel piccolo chiostro che si incontra subito entrando nel Palazzo municipale. Iscrizione che, come ognuno sa, ricorda la rapida fuga del tempo, e ancora oggi dovrebbe essere stimolo di riflessione per coloro che entrano o lavorano negli uffici comunali. Ma chi è l’autore del bellissimo distico elegiaco di sapore virgiliano? Il mio maestro, il prof. Marcolini, quando gli posi la domanda, mi rispose: “Se non è del Bagatta, è di Michele Simoni”*. Oggi però possiamo dire: “Certamente è opera del Bagatta!” Qual è la novità? Una fonte nuova, finora sfuggita ai cultori della storia di Desenzano, ci porta la testimonianza diretta di un convittore che, provenendo dal milanese, entrò in Collegio a Desenzano nel 1824, quando Bagatta era ancor vivo e vegeto. Pietro Marocco (questo è il suo nome) confessa, in un suo scritto del 1832, di aver procurato non pochi grattacapi al suo istitutore, ma di conservarne un ricordo pieno di gratitudine. Circa le iscrizioni del Convitto egli confessa che “quasi tutti quei motti mi rimasero impressi nella memoria, e a quando a quando mi furono poi in varie occasioni giovevoli”. Era proprio ciò che voleva il Bagatta! Tra tutte le iscrizioni, a Pietro era sempre apparso molto opportuno “quel distico sottoscritto all’Orologio dell’Istituto che così diceva:

Aspice quam pergit fugere irreparabile tempus

Audi quam crebro praeteriisse monet”.

Sembra che per i collegiali fosse quella la scritta di maggior rilievo e valore e forse anche per questo è l’unica sopravvissuta. Sempre sul tema del tempo, Pietro ricorda pure “quel verso di Dante ch’egli [il Bagatta] aveva fatto scrivere sula porta del cortile destinato al sollazzo: Pensa che questo dì mai non raggiorna”. Come a dire che il tempo, se l’avremo sprecato, sarà sprecato per sempre; ogni ricerca del tempo perduto è destinata al fallimento, con buona pace di Marcel Proust. Il verso citato viene rivolto a Dante da Virgilio, nel momento in cui lasciano il primo cerchio del Purgatorio (Purg. XII, 84). Il cortile del sollazzo oggi è il parcheggio di Piazza Bagatta. Di altri motti già si sapeva l’esistenza da vecchie fotografie del Collegio: Religio et patria; Serva ordinem et ordo servabit te (mantieni l’ordine e l’ordine ti salverà).

Possiamo dire in conclusione che Girolamo Bagatta la pensava, in fatto di educazione, come Pitagora?

* Michele Simoni (1820-1892) fu il miglior latinista del Liceo di Desenzano dal 1850 in poi

di Edoardo Campostrini

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An AWESEM design