Renè Arnoux – Il pilota che veniva a Desenzano

Arnoux

Quando ero piccino picciò mi ricordo che venivo in piazza con il mio papà. C’era il bar Pascià della Mariangela, i motoscafi nel porto vecchio, era la “Desenzano da bere” di tempi del Sesto. E a volte vedevo un signore che salutava mio padre. “ È Renè Arnoux, – mi diceva – il pilota della Ferrari”. Al tempo sapevo che cosa fosse la Ferrari, la macchina rossa che va forte, ma le corse le guardavo assai di rado. Il francese era all’apice della sua carriera. Prima correva per un’altra scuderia. Gran Premio di Francia 1979, a Digione: vince la Renault di Jean-Pierre Jabouille, primo successo di un motore turbo in Formula 1. Ma questo fatto, di per sé già storico, è offuscato negli ultimi tre giri. La Ferrari di Villeneuve e l’altra Renault di Arnoux si sorpassano, si buttano dentro a ruote bloccate e fumanti anche dove non c’è spazio, si toccano, si prendono a sportellate, fin sotto il traguardo. La spunterà il canadese, e loro, con un candido “ci siamo divertiti” entreranno nella leggenda. Per la scuderia d’oltralpe Arnoux correrà altri tre anni, vincendo quattro gare. Nell’83 approda a Maranello: la macchina è buona, Renè vince in Canada, Germania e Olanda, mentre il compagno Tambay a Imola e il titolo costruttori è del Cavallino rampante. La 126 c4 dell’anno seguente non è all’altezza della vettura precedente, vince una volta con Alboreto, mentre il nostro finisce comunque più volte sul podio. Il divorzio con la Ferrari è brusco e misterioso: Arnoux corre il solo GP del Brasile (giunge 4°) e poi viene sostituito dallo svedese Johansson. In “vacanza” per un anno, rientra il successivo, con la Ligier, marca storica francese che visse momenti di gloria tra la fine anni ’70 e i primi ’80 con il talento di Lafitte, ma ormai in declino. La voiture, per quanto bella, col suo blu francese, non è un fulmine. Qualche piazzamento. Arnoux ci rimarrà fino a termine carriera, nell’89, togliendosi poche soddisfazioni. Pilota veloce (ha ottenuto ben 18 pole positions), gentiluomo che piaceva alle donne, è stato un protagonista dell’era turbo e di quella scuola francese che ha avuto ottimi volanti. 

Sergio Lingeri

 


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