Aeroporto di Montichiari: «Un’occasione persa»

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La Società Catullo Spa, gestore con concessione totale anche dell’aeroporto  di Verona, il 18 marzo 2013 ha ottenuto con decreto interministeriale la gestione totale dell’Aeroporto di Brescia Montichiari, con durata quarantennale. Il decreto è stato firmato dai Ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Economia e delle Finanze.

Le criticità che emergono da tale provvedimento sono molteplici. In primo luogo si può vedere come la mancanza di una gestione pianificata e coerente del sistema aeroportuale lombardo mostri qui tutte le sue falle: negli scali di Malpensa,Linate,Bergamo, Brescia e Verona nel 2012 i  passeggeri trasportati sono stati 39,8 milioni mentre la capacità di questi 5 scali assieme è di 72 milioni di passeggeri. Il coefficiente di utilizzazione è di un modesto 55%. Da qui la necessità di ottimizzare l’esistente prima di affrontare nuovi progetti faraonici come ad esempio la terza pista di Malpensa. Necessità che viene però disattesa mortificando uno scalo, come quello monteclarense, dotato di un piano d’area e non ‘costretto’ da abitazioni, dove il carburante non ha più il sovrapprezzo precedente e con una pista d’atterraggio di lunghezza più che adeguata e con meno problemi di nebbia.

In secondo luogo il metodo, ovvero l’utilizzo dell’affidamento diretto senza gara per la concessione totale dell’aeroporto di Montichiari alla Catullo Spa, in apparente contrasto con le indicazioni dell’Antitrust italiana e con le normative europee sulle liberalizzazioni e sulle concessioni, quanto mai distante dalle esigenze di trasparenza oggi richiesta dalla cittadinanza.

Focalizzandoci poi sulle ricadute bresciane, la superstrada ‘Corda Molle’ che collega Montichiari sarà definitivamente inutile, e l’Alta Velocità sotto l’aeroporto non potrà che servire per le sole poche merci che movimentano lo scalo monteclarense.

Come non parlare poi delle possibilità lavorative che Montichiari produrrebbe anche solo con un incremento del traffico cargo: ad oggi, a fronte di una potenzialità di circa 700mila tonnellate, ne vengono utilizzate circa 40mila. Il solo aumento a 80mila arriverebbe ad immettere circa 800 dipendenti. Per tacere invece di ciò che ingegnerebbe l’attivazione di linee passeggeri fra servizi e indotto.

Ancora una volta quindi un’occasione persa per il territorio lombardo e ancor più bresciano, sul quale comunque gravano le scelte infrastrutturali sopra citate con notevoli ricadute dal punto di vista dell’impatto ambientale.

Miriam Cominelli
Partito Democratico

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