Brescia, al ballottaggio vince Del Bono: ma il primo partito è l’astensione

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Una ‘squadra di governo’ ancora da definire in via ufficiale, sono pochi i nomi che sanno di certezza mentre qua e là c’è la diffusa euforia del vincitore, anche se da tempo annunciato. Largo ai giovani, e alle donne con un terzo di assessori in ‘quota rosa’, il vicesindaco si sa, si chiama Laura Castelletti e con buona pace di Marco Fenaroli, affiancato in Consiglio dalla giovane ma votatissima Francesca Parmigiani, e già dirottato su un ruolo che avrà pure una certa rilevanza, magari non l’Ambiente (punto di partenza della nuova amministrazione, con la bonifica della scuola Deledda), magari neanche il Lavoro, perché si profila una lunga stagione che coinvolgerà gli ‘amici’ della CGIL, alle porte i nuovi esuberi, gli 800 dell’Iveco prima di tutti.

Emilio Del Bono intanto alla prova della sua ‘idea di città’, quasi il titolo della sua lunghissima campagna elettorale, cominciata davvero più di un anno fa, e proseguita tra battaglie d’ambiente e di bilancio, pubblicazioni e grandi ospiti, ultimi in ordine di tempo Matteo Renzi e Walter Veltroni. I simboli anche ‘politici’ della nuova linea del Partito Democratico, fresco trionfatore del giro delle amministrative (al PDL, in tutta Italia, restano pochissimi capoluoghi), una linea che conta anche a livello locale, dopo il ‘fallimento’ della linea Bersani, dopo il Governo delle larghe intese di matrice centrista, ben lontano dalla ‘linea DS’ che invece Bersani tentava goffamente di esprimere.

Dall’Italia a Brescia, e i nomi che girano hanno già generato le prime timide reazioni, di rilievo quella firmata Massimo Tedeschi che nel suo ultimo editoriale pone l’accento sul gruppo PD in Consiglio, in cui “la presenza degli ex DS risulterà quasi marginale”, e allora prima che i malumori si facciano corrente (il partito, anche se non sembra, è ancora in mano all’ala ‘sinistra’) meglio correre ai ripari, e garantire anche a ‘loro’ un posto d’importanza, e tra i nomi piace quello di Roberto Cammarata.

Indiscrezioni o meno, la valutazione sul nuovo Consiglio non può non tener conto di una tendenza nazionale in crescita. Quella ‘scuola di partito’ democratica e cristiana che sembrava accantonata al momento delle Intese torna preponderante, da una parte ma anche dall’altra. Per questo non va dimenticato che anche nel ‘gruppetto’ capitanato da Adriano Paroli tale preponderanza assume un significato vero, con l’accantonamento (di cui si discuterà) del progetto Lega Nord in caduta libera e delle estremità più ‘destre’, insomma gli ex AN che ad oggi vivono un’inedita crisi di identità.

Della nuova ‘rinascita democristiana’ è forse complice anche il Movimento 5 Stelle, non tanto per le idee espresse quanto per il limitato responso elettorale riscosso in ambito locale, non solo a Brescia ma in tutta Italia. Anche se in città la trasmigrazione era forse già decisa, in via non ufficiale e con conferme solo interne, ma se i conti tornano allora si può dire che tra i 10mila voti di scarto con cui Del Bono ha sconfitto Paroli una buona parte è quella ‘grillina’, sommata ovviamente al surplus di Laura Castelletti la cui alleanza era invece ufficiale e protocollata.

Sarà comunque una lunga stagione, locale e non, anche di convergenze. Al centro, ovviamente. Con un primo partito che prende le distanze, e anche a Brescia significa 57745 elettori: il partito dell’astensione.

Alessandro Gatta
www.bresciatoday.it

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