Imitazioni: Grana Padano denuncia danni per un miliardo di euro

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“Nei negozi e nei supermercati è forte e in continua crescita la presenza di prodotti che per aspetto, presentazione e packaging sembrano uguali a quelli DOP, ma che nulla hanno a che vedere con il livello qualitativo degli stessi. La confusione causata dai generi alimentari ‘similari’, di ignota provenienza e in vendita sugli scaffali al fianco di eccellenze come Grana Padano, penalizza in maniera pesante i consumatori, il made in Italy e le aziende produttrici.  Un danno che, solo per il Grana Padano, vale 1 miliardo di euro, 700 milioni all’estero e 300 milioni in Italia”.

Lo ha detto Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Grana Padano, incontrando la stampa e gli operatori del settore a Milano, nell’ambito di ‘Tuttofood’, dove ha illustrato i dati di una ricerca affidata al team del professor Vito Rubino dell’Università Piemonte Orientale. All’incontro erano presenti anche Emilio Gatto, direttore generale della prevenzione e repressione frodi del ministero delle Politiche Agricole, e Gianni Fava, assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia.

I risultati dello studio evidenziano una elevatissima incidenza di errori nella cernita dei prodotti, che può tradursi in una notevole alterazione delle dinamiche di mercato. Nella fascia di età compresa fra i 25 e i 44 anni, il 20,5% ritiene che fra il prodotto DOP e quello similare posto a confronto non vi siano differenze, mentre questo dato raggiunge addirittura il 62,5% se si analizza il target oltre i 65 anni . “Da sempre – ha aggiunto Baldrighi – siamo in prima linea nel sollecitare risposte concrete dalle istituzioni nazionali e comunitarie per contrastare una problematica che colpisce non solo il nostro prodotto, ma tutto il made in Italy di qualità. E’ chiaro che il consumatore viene confuso e non è libero di scegliere”.

Dello stesso avviso è Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, il prodotto DOP più consumato del mondo che – nel 2012 – ha fatto registrare una produzione di oltre 4 milioni e 700 mila forme, con un incremento dell’export del 7,5%. “L’aggressione crescente che subiamo dai ‘similari’, soprattutto da quelli prodotti all’estero, con costi della materia prima latte e di trasformazione esageratamente più bassi, è sleale per noi e per il consumatore che – ha detto Berni -  non viene messo in condizione di conoscere la provenienza della ‘imitazione’. La mancanza in etichetta della dicitura che indica il luogo di confezionamento e i molteplici nomi di fantasia italiani, anche attraverso l’utilizzo della scritta ‘Gran’, confondono il consumatore. Ma la vera beffa è che tutto questo, per le leggi comunitarie, è legittimo”.

Una situazione, dunque, paradossale se si considerano anche gli oltre 14.000 interventi di vigilanza e controlli (per un investimento che supera gli 8 milioni di euro) effettuati dal Consorzio Grana Padano ogni anno per garantire l’eccellenza del prodotto.

3 Comments

  1. Ho dovuto aggiornare la pagina tre volte per riuscire a leggere l’articolo. Però è valso la pena aspettare, ho trovato le informazioni che cercavo.

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  2. Ho dovuto aggiornare la pagina tre volte per riuscire a leggere l’articolo. Però è valso la pena aspettare, ho trovato le informazioni che cercavo.

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  3. Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che però in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

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