La felicità araba: «Ma noi in concreto che possiamo fare?»

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“Ma noi in concreto che cosa possiamo fare?”: inizio questo articolo con una domanda. Una domanda presentata da una signora domenica 12 maggio a Shady Hamadi, scrittore italo-siriano, venuto a Desenzano, presso la libreria Castelli Podavini, per presentare il suo ultimo libro, “La felicità araba – Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana”, edito da Add Editore.

Shady Hamadi, attivista per i diritti umani e collaboratore per il Fatto Quotidiano, descrive con estrema realtà e precisione tutto il male che ha colpito la sua famiglia e il suo popolo. Un male subìto per troppo tempo, un dolore che consuma un intero popolo, mentre noi facciamo finta di niente, perché come ci dice Dario Fo, autore della prefazione, “è inutile negare cinicamente la verità: l’uomo comune tende a non considerare degni di nota i problemi che non lo coinvolgono direttamente”. Questo libro ci da la possibilità di “diventare cittadini del mondo, come ha fatto il mio amico Shady Hamadi e decidere di capire cosa c’è realmente dietro ai fatti, oppure chiudere il libro, andare a casa e fissare lo sguardo nel vostro piatto e nel vostro giardino”, riprendendo sempre le parole di Dario Fo; sta a noi scegliere, così come sta a noi provare a dare una risposta alla domanda all’inizio.

Questa domanda l’ho sentita tante volte dentro di me, quando ho ascoltato Salvatore Borsellino, quando ho marciato a Palermo o quando sono stata in Africa; questa stessa domanda mi è stata posta quando facevo antimafia qui a Desenzano o quando sono tornata a casa dal Malawi e ho scritto la tesi. Credo che finché ci porremo ancora questa domanda o fintanto che ci verrà posta, una risposta vera purtroppo non la sapremo trovare. Shady Hamadi ha risposto in modo lodevole alla signora e ancor meglio ha fatto spiegando come contribuire, con una raccolta di medicinali, a migliorare le cose; ha detto di fare passaparola al suo libro, ci ha raccomandato di far conoscere la storia di un Paese che è sotto le bombe, dove la gente muore in massa, dove intere famiglie sono distrutte e dove i ragazzi che usano facebook, per testimoniare ciò che sta accadendo, vengono torturati, quando, nel 2013, non dovrebbero più esistere certe cose.

La banalità del male acceca tutti, è più facile fare del male che fare del bene. Oltre al dolore fisico e alla perdita, il dolore che uccide di più è quello dell’indifferenza, è questo il dolore che uccide i citizen journalists, quei giovani che con un semplice telefonino documentano la realtà terribile che vivono, ma che noi non riteniamo attendibili. Tutto questo male è il fardello di tutti quei siriani fuggiti dalla loro terra che vivono in campi profughi senza più nulla: per quanto tempo potremo restare zitti, sordi e ciechi di fronte a tutto questo?

Il libro di Shady Hamadi toglie il cerotto sulla nostra bocca, toglie i tappi dalle nostre orecchie e toglie il velo ai nostri occhi: leggete questo libro per conoscere la storia di un paese che troppo ha sofferto, e poi cercate di trovare una risposta a questa domanda. Tristemente meraviglioso è stato l’intervento di Ammar Kharrat, desenzanese di adozione, ma originario di Aleppo, che ha parlato a nome di Amnesty International, dell’impegno che questa associazione porta avanti anche e soprattutto oggi in Siria.

La Siria non fa notizia, la Siria è eccezione, la Siria è lontana da noi. Shady Hamady, nella parte del libro dal titolo ‘L’infelicità siriana’, scrive questo: “Sembra che la globalizzazione, invece di averci avvicinati tutti, ci abbia irrimediabilmente separati. Siamo infelici perché carichiamo il nostro dolore su Youtube, condividendo con voi la nostra disgrazia attraverso video duri e drammatici. Ma voi non vi commuovete, perché non è vostra la tragedia!”.

Abo Emad, un giovane siriano torturato, che noi conosciamo solo attraverso le pagine de “La felicità araba”, alla domanda dell’autore su dove fosse Dio in tutto questo, rispose con una frase che a mio parere racchiude il significato ultimo dell’esistenza umana di ognuno di noi: “Lascia stare Dio, chiediti invece dove sono i sette miliardi di abitanti di questo mondo”. Cominciate a leggere questo libro, inventatevi qualcosa per raggiungere la Siria, con un giocattolo, una firma, un pensiero. Bisogna solo che uno di noi cominci.

Gaia Raisoni

One Comment

  1. Articolo molto interessante… questi di sicuro non sono i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.

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