Novecento Mai Visto. Capolavori dalla Daimler Art Collection

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Occasione per ammirare i capolavori della Daimler Art Collection di Stoccarda, concessi per la prima volta in Italia, per celebrare la Collezione tedesca d’arte contemporanea nei loro investimenti con 150 opere giunte a Brescia. La Collezione ha un ricco patrimonio astratto, linee concettuali o minimaliste del XX secolo, e significative opere su commissione dedicate all’automobile, (che vanno da Warhol a Robert Longo, da Szarek a Silvye Fleury). esempio famoso il modello “Ali di Gabbiano”. Il percorso muove dalle opere del periodo classico tedesco, con esponenti del Bauhaus, per passare alle tendenze dell’Astrattismo e del Costruttivismo, es. le raffi-gurazioni stereo-metriche di Schlemmer, e le forme cromatiche surreali di Baumeister.

Segue  la sala dedicata al Movimento Zero (1957–1968). che celebra la  monocromia, la  serialità, luce e movimento, sviluppo di opere per spazi, piazze e città, unità fra natura, essere umano e tecnica. Suggestioni che il percorso ci restituisce con sofisticata ironia.  Segue la Minimal Art e l’Arte Concettuale con un ampio spazio dedicato a quadri, oggetti, installazioni, sculture ecc. ‹ismi› dell’arte del XX secolo, distrutti e dissacrati. Unico approccio che costringe a riflettere è dato da immagini dove il viso umano è trasformato in maschere, o annullato, poi in  un video dove una figura impasta, impasta, impasta e alcune fotografie, in bianco e nero, di una stamberga che domina quartieri industriali o è posta  vicino alla marina. Per il resto, tutto sollecita a giocare con l’arte, con le nostre illusioni per sorridere di noi stessi insieme agli artisti che ci provocano.

Sarà per il nero aquilone di plastica, le parole al neon, i metalli e le plastiche, usati in una moltiplicazione di gigantografie colorate, saranno gli angoli di cantine più ordinate di uno spazio abitativo veramente vissuto, le librerie di cassette della frutta, decine di boccettine di profumo colorate ed allineate, fino a farne un arcobaleno, saranno le geometrie arancioni si fondali chiari, ed altre su pareti scure, la foresta metallica con le foglie origami che ci riportano al mago di Oz. Usciamo allietati, come dopo aver giocato con grandi lego, e mille incastri di alluminio, compresa la carozzeria con toppe metalliche avvitate a più riprese, o il video che vede una cadillac (non una mercedes) lavata e lucidata da una modella-vestale in bianco dotata da forme accattivanti appoggiate su tacchi a spillo di 12 cm. Io voto bianchina con la nuvola sul portapacchi di Gabriele Piccoi! O per gli specchi metallici che moltiplicano i mosaici nella Domus dell’Ortaglia.

Ma da lontano, da 60 km verso nord- ovest, giunge una scossa improvvisa, quasi crudele, portata dalla POP realismi e politica Brasile-Argentina negli anni sessanta, alla Gamec di Bergamo. Come a ricordare che mentre un mondo frivolo, leggero, noncurante celebrava espressioni  divertenti, ma superficiali, in un altro mondo si vivevano le premesse di enormi tragedie. Dalla Gamec scaturisce un messaggio fortissimo per l’oggi. Dobbiamo essere capaci di sorridere, giocare, non prenderci sul serio ed al tempo stesso tenere occhi e orecchi spalancati sul reale.. anche qui un ponte da due rive diverse.

Maria Teresa Martini
mt.martini@ilcorrieredelgarda.info

Fotografia: Andy Wahrol

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