Violenza sulle donne: «Manca un disegno coordinato e strutturale»

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Il decreto “svuota carceri” approvato dal Consiglio dei Ministri introduce, in maniera poco saggia, un capitolo dedicato alla violenza domestica. Ancora una volta un tema così delicato e così grave viene messo in un pacchetto di provvedimenti dedicati a tutt’altro. Gli obbiettivi generali del decreto sono condivisibili, anche se non esaustivi del problema del sovraffollamento delle carceri e neppure del tema della giustizia.

Ma se si guarda in particolare alla parte dedicata alla violenza domestica, ancora una volta si conferma un principio per il quale il reato di violenza sulle donne è assimilabile a qualsiasi altro fenomeno criminale di allarme sociale, quindi ad una questione di sicurezza.

Qualcuno, strumentalmente, propaganda questa parte del decreto come provvedimento per la liberazione dalla peggior specie di violentatori e stupratori. In realtà quello che è veramente in gioco è la natura stessa delle norme in materia di contrasto alla violenza domestica. Essa non è infatti assoggettabile ad un mero problema di sicurezza o di criminalità diffusa.

La Convenzione di Instanbul ratificata dal Parlamento Italiano – peraltro in un’aula semi vuota – dice chiaramente che la violenza sulle donne è una manifestazione di rapporti di forza storicamente diseguali ed è di natura strutturale, in quanto basata sul genere. In sostanza questo tipo di reato, proprio perché strutturale, richiede conseguenti provvedimenti complessivi da parte dei governi.

Questo è da sempre l’approccio scelto all’interno del gruppo di Brescia per passione che si occupa di approfondire il tema e promuovere iniziative per sensibilizzare la popolazione, non solo femminile. Alla luce della convenzione, sottoscritta anche dall’Italia, è chiaro che il problema va affrontato in modo strutturale, andando alla radice e conoscendone il fenomeno: va adottato un’approccio di genere; va promosso e incrementato il contatto con operatrici e operatori dei centri antiviolenza e dell’associazionismo femminile; bisogna capire perché i provvedimenti precedenti, concentrati unicamente sulla scurezza o la repressione, non sono stati in grado di modificare la lista dei femminicidi.

Fino a quando questo approccio non sarà sposato in toto non avremo voltato pagina e non saremo realmente in grado occuparci di questo dramma per debellarlo dalla nostra società. Le istituzioni devono dimostrare di aver capito la lezione, di volersi assumere la responsabilità di capire perché, fino ad oggi, hanno fallito nella protezione delle donne che hanno chiesto aiuto.

Non è tanto contro il decreto svuota carceri che dobbiamo puntare il dito, quanto sulla mancanza ancora una volta in Italia di un disegno, coordinato e strutturale, contro una violenza che non troverà certo un ostacolo con qualche misura di carattere repressivo o semplicemente securitario. Così non si fermerà nessun femminicidio.

Mafalda Gritti
Presidente Commissione Servizi Sociali Comune di Brescia

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