Incidente sul lavoro a Padenghe: vivaista perde la mano nell’azienda Marini

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Un boato, come non se ne sentivano da un po’, che ha scosso gli animi rimbalzando tra i muri, e si è fatto sentire anche a centinaia di metri di distanza. Ha risvegliato il torpore pomeridiano di un sabato soleggiato, quando mancavano una manciata di minuti alle 17: e il paese dei vivai si è scoperto spaventato, perché il gran rumore arrivava proprio da una serra di via Gramsci, il vialone che dal centro di Padenghe supera il castello e arriva quasi a Pratello.

Proprio là, ai Vivai Marini, il grave infortunio patito da Sandro Marini, uno dei figli dell’originario titolare e attualmente legale rappresentante dell’azienda familiare: lo scoppio in uno spazio ridotto, l’esplosione che seppur circoscritta si fa violentissima e lo sfortunato vivaista che si accascia a terra, in un fiume di sangue. Le voci parlano di una bombola di gas saltata in aria, in tempi brevi arrivano autoambulanza e auto medica, la Polizia Locale della Valtenesi e i Vigili del Fuoco, i Carabinieri di Manerba e del Nucleo Radiomobile di Salò per i rilievi del caso: inevitabile poi l’intervento dell’eliambulanza che trasporterà il Marini, classe 1973 e da sempre impegnato nel vivaio gardesano, all’ospedale Civile di Brescia con un Codice Rosso.

Le sue condizioni appaiono gravi, l’esplosione così ravvicinata gli ha fatto perdere una mano, gli ha procurato tagli profondi all’addome e perfino alcune ferite alla testa. Lui comunque rimane cosciente, riesce ancora a parlare, l’agitazione dei familiari si placa quando dal nosocomio cittadino arrivano notizie confortanti, subito dopo la TAC, “Sandro non è in pericolo di vita”. La prognosi rimane tutt’ora riservata, arriva invece qualche conferma in più sulle dinamiche dell’esplosione: non si trattava di una bombola, spiegano i militari giunti sul posto, coadiuvati dal parere ‘scientifico’ dei Carabinieri del SIS di Brescia, bensì dell’esplosione di alcuni petardi, contenenti circa 200 grammi di polvere pirica.

Petardi di tipo Magnum, regolarmente acquistati, che il 40enne avrebbe trovato per caso, mentre sistemava scatole e cassette degli attrezzi nel magazzino adiacente alla serra. Saranno proprio i Carabinieri che cercheranno di sciogliere l’intricata matassa, per cercare di capire il fattore scatenante, il motivo per cui quei ‘botti’ sono esplosi: Marini, ancora ricoverato al Civile ancora in stato di shock, verrà interrogato non appena sarà possibile.

Da familiari e amici un sospiro di sollievo, anche se condito d’amarezza: l’ennesimo infortunio sul lavoro in terra bresciana, anche quest’anno la nostra Provincia sul podio della graduatoria nazionale, e in pochi mesi piange già una decina di morti, e centinaia e centinaia di infortuni.

Alessandro Gatta

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