Caprino Veronese: tutti al lavoro per il recupero dell’ex macello comunale

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È stato presentato sabato scorso a Caprino Veronese il progetto della “Fondazione di Comunitàper recuperare i beni storico-architettonici del Garda-Baldo. A farsi promotori dell’iniziativa, volta in primo luogo al recupero dell’ex macello comunale di Caprino, quattro cittadini: Gaetano Greco, da molti conosciuto per la sua attività culturale con “BaldoFestival”, l’architetto Luca Tacconi e due consulenti di Mag (Mutua e servizi per l’autogestione): Paolo Dagazzini e Maria Teresa Giacomazzi.

Gaetano Greco ha parlato dell’importanza di ritrovare uno «spirito comunitario di appartenenza, pensando anche alle generazioni future». Per questo, ha aggiunto, «abbiamo pensato a un percorso da fare insieme: il primo passo è far conoscere questa iniziativa ai cittadini, il secondo far nascere un comitato di scopo per condividere idee e proposte per arrivare alla costituzione della fondazione».

La Fondazione di Comunità, ha sottolineato Paolo Dagazzini, dovrà tutelare i cosiddetti “Beni Comuni”: «Siamo immersi in una cultura che ci porta a dividere l’esistenza in due sfere, pubblico e privato. Ci sono però dei beni “sfuggenti”, che hanno qualcosa di più: sono i Beni Comuni, quelli patrimonio dell’intera comunità, legati alla storia collettiva e all’identità. Per questi beni esiste il diritto fondamentare di poter usufruirne e il dovere di prendersi cura di loro. Non in modo privatistico, né demandando alla gestione statale, ma prendendo quella “terza via” che ne stabilisca la dimensione collettiva». A supporto di questa tesi ha citato gli articoli 3, 43 e 118 della Costituzione italiana.

Maria Teresa Giacomazzi, tra i fondatori di Mag, ha chiarito i passi per arrivare alla costituzione della fondazione: «Da 35 anni Mag è accompagna iniziative di economie sociale e finanza solidale. Siamo stati chiamati ad offrire la nostra consulenza per mettere in moto questo progetto e fin da subito si è pensato all’istituto della Fondazione di Comunità, perché è caratterizzato da due elementi: quello partecipativo e quello patrimoniale, non modificabile e non divisibile nel rispetto dello scopo iniziale concordato». Passando ai numeri, Giacomazzi ha precisato che «per arrivare al riconoscimento della fondazione sono necessari 100mila euro». L’invito ai cittadini è quindi quello di «pensare a un uso diverso del proprio denaro personale, impiegandolo nella finanza solidale per prendersi cura dei beni comuni».

Ma cosa potrebbe diventare l’ex macello comunale? Greco ha avanzato alcune ipotesi di base, suscettibili di modifiche e aggiunte una volta che nascerà il comitato di scopo. L’ex macello potrebbe offrire servizi qualificati e innovativi per il turismo del territorio; avere un’area per attività culturali (cinema, teatro, convegni); ospitare una web-radio territoriale; diventare un incubatore per start-up, da offrire a giovani che vogliono creare imprese innovative; offrire, infine, una casa per le associazioni che non ce l’hanno e uno spazio per un welfare a supporto dell’attività dell’Ente locale.

All’architetto Luca Tacconi il compito di presentare una prima bozza del progetto di restauro, che dovrà comunque essere «elemento distintivo del territorio e non un semplice abbellimento». È previsto il totale recupero della facciata, la parte di maggior valore dell’edificio, così come il mantenimento della struttura attuale ad “L” e di tutte le aperture esistenti. Lo spazio esterno laterale sarà adibito a parcheggio e lo spazio esterno racchiuso tra le mura dell’edificio potrebbe diventare un giardino perimetrato dalla cortina edilizia. L’ex macello potrà inoltre ospitare un teatro con platea e galleria.

Gaetano Greco si è detto poi amareggiato dell’assenza di rappresentanti dell’Amministrazione comunale (proprietaria dell’ex macello) perché, ha affermato, «non vogliamo mettere in moto una macchina finta: il nostro primo impegno, subito dopo aver costituito il comitato promotore, è chiedere all’Amministrazione che dichiari in modo ufficiale la non vendibilità del bene fino a giugno del prossimo anno». Negli anni scorsi, infatti, sono state indette due aste pubbliche per la vendita dell’ex macello, andate entrambe deserte.

L’idea ha già trovato un sostenitore di prim’ordine: Maurizio Leoni, dirigente veronese di Confartigianato che in questo periodo sta lavorando allo sviluppo di una rete di imprese regionale e provinciale per trovare soluzioni efficaci capaci di affrontare la crisi economica. «Quella che proponete oggi è un’idea valida – ha dichiarato – che va nella direzione promossa anche da Confartigianato: quella di creare lavoro offrendo nuove opportunità, valorizzando nel contempo ciò che già esiste sul territorio. Credo ci siano tutte le carte in regola perché anche Confartigianato entri con una quota nella fondazione».

Martedì 8 ottobre alle 21 ci sarà un nuovo incontro di presentazione del progetto, aperto principalmente a imprenditori e commercianti del territorio, ma anche ai cittadini che non avessero avuto la possibilità di partecipare a quello di sabato.

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