Lonato, Comitato Campagnoli: le ragioni del NO al gassificatore

ciminiera21

Nel Comune di Lonato del Garda, in un’area poco distante dalle rive del lago di Garda, in una delle zone più verdi del territorio, è stata depositata la richiesta per la realizzazione di un gassificatore tramite fermentazione dei rifiuti.

Si tratta di un mega progetto che ha già incassato il no dell’Amministrazione Comunale, ma il cui destino è ancora aperto, perché la partita decisiva si giocherà con la Provincia.

La struttura prevede un gasometro alto 15 metri, una cabina elettrica, due motori a funzionamento continuo, otto sili di fermentazione alti 20 metri ed una torcia per la combustione dell’eccedenza di produzione di gas. E’ un impianto per la produzione di 3 MegaWatt di energia elettrica, per la cui creazione sarà necessario immettere 210.000 tonnellate/annue di fanghi da depurazione. Uno dei più grandi del Nord Italia.

Il Comitato Campagnoli, costituito da cittadini lonatesi e dei comuni limitrofi, sottolinea la sua ferma contrarietà al gassificatore. Queste le motivazioni:

“NO” per la vicinanza del progetto a zone densamente popolate e frequentate, come ad esempio la frazione di Castelvenzago, situata ad una distanza di circa un chilometro, e le strutture ricettive del Centro Comerciale “Leone” e della multisala cinematografica.

“NO” per le emissioni atmosferiche notevoli, tra cui gli ossidi d’azoto, la formaldeide, gli idrocarburi, gli ossidi di zolfo, le diossine, le polveri sottili PM10 e PM2,5. Durante la ricerca delle notizie in merito all’inquinamento da ossidi di azoto è emerso che la Pianura Padana è al quinto posto al mondo per inquinamento da tali agenti e nello specifico il gassificatore in questione ne produrrebbe in quantità sensibili. Nel Rapporto sulla qualità dell’aria della provincia di Brescia, pubblicato nel 2010, l’Arpa dichiarava che “bisognerebbe ridurre del 50-70% le emissioni inquinanti presenti in Lombardia per avere una buona probabilità di rimanere sotto la soglia di 35 superamenti giornalieri di 50 microgrammi/m3 di PM10. Come è noto, nella nostra provincia questo limite viene da anni in larghissima misura superato, portando anche a sanzioni all’Italia da parte della Commissione Europea. E’ stato inoltre rilevato che la città di Brescia è la terza città con l’aria più inquinata d’Europa. Tale situazione ha tristemente portato ad un aumento di tumori infantili, un aumento costante di casi di polmoniti, bronchiti croniche, asma, enfisemi, malattie neurodegenerative ed altre patologie correlate all’inquinamento; nel 2009 inoltre è stato riscontrato il record italiano di morti per tumore (36% delle morti)1.

Dallo studio pubblicato nel luglio 2013 da Lancet Oncology2 è stato dimostrato che il numero di tumori polmonari che si registrano in una determinata popolazione, aumenta in proporzione alla concentrazione di polveri sottili che quella popolazione ha mediamente respirato e che ogni 10 microgrammi in più, di polveri sottili presenti in un metro cubo d’aria inalato, il rischio di cancro polmonare aumenta del 22%.

“NO” perché la realizzazione di questo impianto viene proposta in una zona di pregio, alle porte del lago di Garda, caratterizzata, come si evince dallo stesso PGT, dalla presenza di numerose aziende agricole con produzioni di qualità, da attività turistiche e ricettive, da strutture per la pratica sportiva, da attività commerciali diffuse, oltre che da un cospicuo patrimonio edilizio ad uso residenziale. Si pensi anche al grave colpo che infliggerebbe al turismo, sia in termini d’impatto paesaggistico, sia per le problematiche connesse al traffico veicolare.

“NO” perché la falda acquifera si trova a soli 5 metri dal piano campagna ed in certe aree è stata resa affiorante per le attività estrattive site nelle vicinanze, il che ne determina un ulteriore incremento della vulnerabilità. La recente esperienza inoltre insegna che un eventuale incidente avrebbe ripercussioni devastanti sulla salute e sull’ambiente, data anche la vicinanza al centro abitato e a diversi Comuni densamente popolati. Si ricorda inoltre che la città di Brescia è tristemente nota per la questione della contaminazione della falda da Cesio 137.

“NO” perché se non fosse per gli incentivi europei a cui può accedere, il progetto non sarebbe neppure economicamente sostenibile. Un simile tipo d’impianto non crea alcun valore aggiunto, si tratta di un’operazione commerciale a beneficio di pochi che potrebbe mettere a repentaglio la salute di molti.

Non si tratta di “NO” aprioristici dettati dalla sindrome “NIMBY”, ma di “NO” che provengono da una richiesta ragionata e documentata di sviluppo sostenibile e ben pianificato.

Comitato Campagnoli

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An AWESEM design