La Riserva Orientata di Manerba: «Habitat naturale e culturale»

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Il Museo archeologico della Valtenesi, proprio a due passi dalla Rocca di Manerba, come punto di partenza ‘obbligato’, legato a filo doppio alla Riserva Naturale che ha preso forma reale e giuridica poco meno di un paio di settimane fa. Il luogo scelto per una sorta di primo taglio del nastro, ancora simbolico in attesa dell’inaugurazione ‘ufficiale’ prevista entro metà novembre, e che ha accolto i ‘tecnici’ Cesare Ravazzi e Giorgio Cirilli, membri orgogliosi di quel ‘comitato scientifico’ che da due anni opera negli spazi che circondano il suggestivo promontorio.

Un habitat naturale ma anche culturale, hanno spiegato ieri mattina nel corso della prima conferenza pubblica dedicata alla Riserva, come un registro da sfogliare e in cui “scoprire la storia delle foreste, del clima e delle attività umane”. Testimonianze di una storia ‘vecchia’ quasi 20mila anni, dal ritiro del ghiacciaio al ritorno della biodiversità, e nel mezzo la Preistoria dell’uomo, le prime attività agricole umane, “testimoniate dal polline fossile estratto dai sedimenti del lago”.

Da Parco Archeologico a Riserva Naturale, non punto d’arrivo ma di partenza, “un archivio di ricchezze e informazioni culturali in senso lato, sulla sua superficie terrestre, sottoterra e sott’acqua”. A fare gli onori di casa il sindaco Paolo Simoni, che alla parte scientifica ha anticipato la parte ‘pratica’, soffermandosi sulla prospettiva anche e soprattutto turistica del ‘Progetto Riserva’, e ad oggi “ha già ricevuto i più svariati apprezzamenti, tanta gente incuriosita chiede di poterla conoscere, di poterla visitare”.

In attesa di una prossima conferenza cittadina, in cui la Riserva Naturale verrà ‘raccontata’ alla popolazione, c’è tempo anche per un paio di chiarimenti sul Regolamento che ben delinea i diritti e i doveri dei visitatori della Rocca e dintorni.

“Il nostro non sarà un ambientalismo integralista – spiega Simoni – non abbiamo investito tutte queste energie per costruire una riserva indiana, anzi. Il Parco sarà sempre più fruibile, e alla portata di tutti. Il Regolamento approvato in realtà è anche meno aggressivo di quello legato al vecchio PLIS: abbiamo vietato la caccia, ma sarà comunque possibile addestrare i cani. Per quanto riguarda la pesca invece, ci rimettiamo alle regole già disposte dalla Provincia”.

Alessandro Gatta
BresciaOggi

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