Sirmione, cronaca di un convegno: «La nostra patria è il mondo»

mare chiuso 2

E non poteva che finire così, con la consapevolezza scientifica che, come cantava Pietro Gori, “la nostra patria è il mondo”, perchè l’unico grido vero è il grido della libertà. Già che ci siamo, ricordiamo anche il partigiano Pietro Benedetti, che sognava un mondo senza confini, dove chiunque s’incontri “altro non è che un fratello”.

Quasi ventimila morti, e in poco più un ventennio, a cui si aggiungono i 400 della doppia tragedia di Lampedusa: seppur in via ufficiosa la dedica va a loro, agli “annegati d’Europa”, nella giornata conclusiva della tre giorni gardesana, il congresso nazionale di Criminologia andato in scena a Sirmione tra Palacreberg e Grand Hotel, con l’appendice inedito del carcere di Verziano. Ieri mattina la quinta e ultima sessione di lavoro, la ‘quadratura del cerchio’ su migranti e delitti ma soprattutto diritti, la chiusura del presidente Carlo Alberto Romano come parentesi necessaria: “Il nostro obiettivo in fondo era proprio questo – ha raccontato fin dalla giornata inaugurale – L’analisi e lo studio scientifico come proposta, per tentare di risolvere i problemi”. L’emblematica vicenda di Lampedusa come punto d’arrivo e di partenza, tragico specchio della società italiana e moderna dove nemmeno il diritto alla vita è più garantito, dove l’unico approdo è la libertà del mercato. Ne hanno discusso, in una sala come sempre gremita, Francesco Avato ed Ernesto Savona, Isabella Merzagora e Adolfo Ceretti, Mario Ricca ed Emilio Santoro, Fulvio Vassalo ed appunto Carlo Romano, aiutati sicuramente dal ‘catalizzatore’ Gad Lerner, giornalista tanto famoso quanto atteso. Il suo excursus comincia da lontano, dalla Milano dell’infanzia, “quando gli immigrati erano i meridionali e quando non era strano leggere i cartelli, qua non si affitta ai calabresi”, fino ai fatti del 2007 a Roma (lo stupro e l’omicidio di una ragazza) e la diffusa e scomposta reazione, “la caccia al rumeno”, perfino il sindaco Veltroni scelse la via della legge&ordine, la stessa “deriva ideologica” che poi aprì la strada al trionfo di Gianni Alemanno. Di nuovo l’analisi dei fatti, contro il massimalismo all’italiana: questo il senso ‘tecnico’ degli interventi mattutini, per rispondere scientificamente “alla via neoschiavista dell’integrazione”, e il carcere che diventa parte integrante dello stesso processo, “un’arma di ricatto per accettare qualunque forma di sfruttamento”, e ancora il sentire comune che spesso significa che “solo lo sfruttamento di un’altra persona garantisce i miei diritti fondamentali”. Esempio concreto le badanti dell’Est, che lavorano 150 ore a settimana per poco più di 1000 euro al mese, e vengono regolarizzate ‘a spezzoni’: e può anche andare peggio, qui nasce la “criminogenesi”, dal fertile mercato del lavoro nero e dell’illegalità, la storia di Julia che arriva dalla Moldavia accompagnata da “un trafficante di vite”, che prima le promette un lavoro ‘vero’ e poi invece la costringe a prostituirsi. E ancora, il sovraffollamento delle carceri che comincia non solo per carenze strutturali ma anche e soprattutto legislative, e “consente la libertà solo a chi una casa ce l’ha”. La clandestinità “reato da abolire”, soprattutto quando si parla di profughi, quando “una meravigliosa storia di liberazione viene trasformata in un crimine”. Ma il tempo vola, e anche a Sirmione cala il sipario: con la consapevolezza che la difesa delle radici (ad ogni costo) spesso è una forzatura, perché lo Stato “non nasce dalle tradizioni, ma dalla necessità, soprattutto economica”, ed anche per questo oggi appare inadeguato al mutamento, “e la Bossi-Fini ne è palese dimostrazione”. Forse allora il prossimo passo è una legislazione “europea”, e non si fa fatica, per chiudere in poesia, a ricordare Pietro Gori che di libertà un poco cantava, e in versi diceva che di patria a dirla tutta ce n’è una sola: il mondo.

Alessandro Gatta
Bresciaoggi

Leave a Comment

Powered by WordPress | Deadline Theme : An AWESEM design