Vini bresciani: tra spumanti&co, Franciacorta batte tutti

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Franciacorta uber alles. Ancora una volta, senza se e senza ma, lasciando spazio solo a qualche Lugana, tra Lonato, Sirmione e Desenzano. E tutto intorno il deserto della Valtenesi, che come un fulmine a ciel sereno appare solo in fondo alla speciale graduatoria, con la cantina Pasini di Puegnago.

Un verdetto inequivocabile quello sulle migliori produzioni vitivinicole bresciane, la media delle quattro valutazioni (espresse in centesimi, secondo il metodo ‘classico’ dell’Associazione Italiana Sommelier) raccolta dalle quattro principali guide al vino d’Italia, rielaborate per l’occasione dal giornalista Gianmichele Portieri.

Nelle prime cinque posizioni, come da copione, cinque Franciacorta: quattro da Erbusco e uno da Adro, nomi noti e che spesso ritornano come Cà del Bosco (in testa con il Brut Annamaria Clementi annata 2005), Bellavista e Ferghettina.

Outsider, in sesta posizione, il Lugana Selezione targato Fabio Contato e datato 2011, delle cantine Provenza che stanno un po’ a metà, tra Desenzano e Sirmione. Poi uno scorrere fin troppo rapido, Barone Pizzini o Contadi Castaldi, Berlucchi o Gatti, Il Mosnel o ancora Bellavista, e ancora Cà del Bosco.

Un monopolio enoico costruito nel tempo, e di cui nessuno, almeno in Provincia di Brescia, sembra in grado di scalfirne l’autorità. Non a caso, perfino il neoeletto sindaco di New York Bill De Blasio, ha brindato al trionfo con una bottiglia (e forse due) di Franciacorta.

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Come detto in apertura, qualcosina di Lugana, il Provenza di Sirmione o la Perla del Garda di Lonato, oppure il vino ‘Lume’ della Selva Capuzza di San Martino della Battaglia. Ritardo storico invece, e difficilmente recuperabile, per i vini della Valtenesi che pure si son fatti consorzio, e che pure tra di loro hanno anche il Chiaretto.

 

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