CGIL, Damiano Galletti sul contratto unico: «L’Articolo 18 non si tocca!»

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Ho letto con interesse le considerazioni del presidente dell’Associazione Industriale Bresciana Marco Bonometti riguardo alle proposte del segretario del Pd Matteo Renzi sul mercato del lavoro. Mi permetto di farne a mia volta un paio, in modo forse un po’ schematico ma spero almeno chiaro:

Contratto unico. Sono favorevole sia a una riduzione del numero di contratti, cosa di cui si parla invano da anni, che del numero di tipologie contrattuali. È questo il vero nodo da risolvere, contro il quale la Cgil si batte da tempo: stiamo parlando di contratti precari, finte partita Iva, interinali e via dicendo, un mondo sempre più esteso senza diritti e, spesso, con salari irrisori. Anche a Brescia sono oramai la grande maggioranza quelli che vengono assunti con contratti precari rispetto a chi ha un contratto a tempo indeterminato ed è a questi che bisogna dare risposte. Un problema, è bene ricordarlo, che non riguarda solo il privato ma anche e soprattutto il settore pubblico. Spero quindi che ogni discussione sulle regole nel lavoro sia fatta in modo serio (almeno questa volta) e parta dalla necessità di estendere diritti, tutele e salario per i tanti, giovani e non solo, ai quali oggi viene negato.

Articolo 18. Spero che la discussione non parta da qui: l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è già stato abbondantemente manomesso, e noi come Cgil eravamo e restiamo contrari alle modifiche introdotte dall’allora ministro Fornero, senza che questo abbia peraltro portato a nuova occupazione come dicono i bollettini di Bankitalia e dell’Istat. È bene infatti ricordare che oramai l’articolo 18 difende i lavoratori solo dai casi di palese discriminazione legati a sesso, orientamento politico, sessuale, nazionalità. Nei casi di licenziamento per motivi economici esiste solo la possibilità di una compensazione monetaria. Per dire, nel 2013 a Brescia sono stati 312 i casi discussi alla Direzione provinciale per l’impiego per licenziamento economico, licenziamenti che se l’articolo 18 fosse ancora in vigore nella precedente versione non ci sarebbero stati. Ad ogni modo vedremo: Bonometti vorrebbe toglierlo per tutti, Renzi solo un periodo di tempo limitato, noi vorremmo reintegrarlo. Il rischio è che alla fine tutto resti uguale: ma se riguarda così poche persone, perché non ci occupiamo davvero dei tanti che non ce l’hanno l’articolo 18, lasciando il fatidico articolo a riposare almeno per un po’?

Occupazione. Oggi la priorità è creare maggiore occupazione e per farlo servono investimenti, politiche industriali adeguate, necessità di sforare laddove serve il patto di stabilità senza farsi strangolare da politiche restrittive che in questi anni hanno solo peggiorato la situazione, necessità di recuperare risorse attraverso una seria lotta all’evasione fiscale (150 miliardi di euro sottratti al Fisco nel 2013). La strada va nella direzione di politiche innovative, incentrate sulla cosiddetta green economy nelle sue diverse accezioni. E, vale la pena di aggiungere, anche ragionando di distribuzione del lavoro che c’è tra tutti quelli disposti a lavorare. Riduzione dell’orario di lavoro, insomma, o un contratto di solidarietà generalizzato se si preferisce, per aumentare la platea di persone che percepiscono un reddito, in linea peraltro con le tendenze del secolo scorso.

Insomma, giusto per non essere accusati di «benaltrismo», va bene la discussione sul contratto unico, fatta in modo serio e finalizzata ad aumentare tutele e non a toglierle, ma consapevoli che dalla crisi economica, sociale, ambientale e di occupazione se ne esce con risposte all’altezza. Di cui il contratto unico è solo una parte piccola.

Damiano Galletti
Segretario Generale CGIL Brescia

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