Morto Alfio Torazzina: nel 1982 massacrò la piccola Marzia Savio

marzia

Il “mostro del Lago di Garda” ha esalato il suo ultimo respiro, pochi giorni fa. Sconfitto da un male incurabile, che lo aveva colpito un paio d’anni fa: dopo 24 anni di carcere, a Canton Mombello, si era trasferito in Liguria dove aveva provato a ricostruirsi una vita. Ora giace in un cimitero, dove non sarà mai dimenticato.

Mai dimenticato perché fu lui, Alfio Torazzina, che nel gennaio del 1982 uccise e poi fece a pezzi Marzia Savio, una ragazzina di Rivoltella che allora aveva solo 11 anni, e quel giorno si avviava con la sua bicicletta per raggiungere la scuola.

Venne fermata per strada dall’uomo, aggredita e poi uccisa: per sbaglio, confessò lui qualche mese più tardi, perché a lui interessava il riscatto. Duecento milioni di lire chiesti alla famiglia, per coprire debiti di gioco o di lavoro, chissà.

La piccola che si dimenava, lui che per farla star ferma ha stretto troppo il suo esile collo, l’ha vista morire con i propri occhi. Attimi di follia crescente: arriva a casa, appoggia la bimba nel suo garage. Si fa prestare un’accetta dal vicino, la taglia in otto pezzi, i resti li nasconde in cinque diversi sacchi di plastica, nel sesto ci mette i vestiti che indossava.

Si allontana da casa, prende i sacchi e li getta sotto il cavalcavia, quello dell’autostrada al confine tra Sirmione e San Martino. Dal 7 gennaio al 29 aprile: 111 giorni ci vogliono per ritrovare il corpo, perché intanto Torazzina non smette di chiedere il riscatto, nascondendo la voce, fingendosi preoccupato per la piccola Marzia.

Viene ‘beccato’, mentre chiama la famiglia dal telefono pubblico della Trattoria La Rossa, a Centenaro. Poco più in là, a Rivoltella, un paese che non ha mai dimenticato: per la violenza di una tragedia inaspettata, la freddezza criminale di Alfio Torazzina, amico di famiglia dei Savio, conosciuto da tutti in paese.

Era il salumiere a cui tutti credevano di voler bene. Quello che offriva salumi e formaggi ai ragazzi, quello che in paese in tanti ancora chiamavano ‘zio’.

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