Brescia: meno di 850 euro al mese per oltre 350mila pensionati

Congresso CGIL 09

Pensione di vecchiaia, pensione di invalidità, pensione ai superstiti, assegni sociali, invalidi civili: tutti insieme, in Provincia di Brescia, fanno 350364 pensionati. Che su un milione e 200 mila (circa) abitanti significa il 29.2% della popolazione totale: e la media degli ‘oboli’ rispecchia a grandi linee la media italiana, poco meno di 842 euro al mese.

Questi i numeri, che valgono come premessa, alla due giorni di congresso Spi CGIL andato in scena al PalaCreberg di Sirmione: altri numeri, e anche questi contano, oltre 350 delegati convocati per l’assemblea finale, 90 gli eletti al direttivo, quattro gli uomini (e le donne, ma in questo caso una sola) della segreteria, compreso segretario generale.

Confermato Ernesto Cadenelli, e con lui, un gradino più sotto, Antonella Gallazzi, Pierluigi Cetti, Duilio Gussago. La conclusione ‘politica’ di una riunione territoriale e temporale mica da ridere: 150 assemblee di base, in cui hanno votato 8203 delegati; il 94,28% per il documento 1 ‘Il lavoro decide il futuro’ (quello di Susanna Camusso, ma con i ‘dovuti’ emendamenti), solo il 5,72 con la X sul documento 2 ‘Il sindacato è un’altra cosa’, quello di Giorgio Cremaschi.

Un Cremaschi che non spaventa nessuno, e lo ha ricordato anche la special guest dell’ultima giornata, la segretaria nazionale SPI Carla Cantone, quando invece fanno più paura le ‘fratture’ interne, su tutte la corrente FIOM che pure coi pensionati sembra centrare poco, ma quanti oggi nello SPI un tempo serravano le file della categoria più combattiva della storia recente, e non, del primo sindacato italiano.

Voglia di unità, tema che si ripete nei vari interventi, e “altro che sciogliere lo SPI”. Il lavoro, le pensioni e la Riforma Fornero, in rapida sequenza le colonne della discussione bresciana, ma nazionale, e con loro anche le “mancate entrate fiscali”, la più comune evasione, 180 miliardi in meno ogni anno.

“Se tutti avessero pagato il dovuto, pagheremmo tutti meno – ripete il Cadenelli rieletto segretario provinciale – l’entità del debito sarebbe più contenuta, e non dovremmo preoccuparci più di tanto del fiscal compact”. Ecco, l’Europa: per qualcuno la cura, per qualcun altro la malattia. Anche in CGIL, la prospettiva continentale assai dibattuta. Ma non è una scelta, è una necessità.

Sul nazionale si parla poco di Renzi: più diretto l’attacco al Partito Democratico, secondo Cadenelli mai stato in grado di reagire. E altri si pongono il problema, se in effetti questo Governo amico sia davvero tale, o forse no. Poi c’è la CGIL, “bussola di riferimento, speranza di riscatto e di conquiste, per milioni di lavoratori e pensionati”.

Ma pure il dovuto confronto con “tutto il resto”: l’altrettanto dovuto “sguardo sul mondo”, dall’immigrazione alla crisi globale, testimonianze raccolte in una decina di convegni, dal 2011 al 2013. Lo sguardo sul mondo, come ‘minimo sindacale’, in uno dei (pochi) posti dove tutti si chiamano “compagni”, e certo non se ne vergognano.

Alessandro Gatta
www.bresciatoday.it
Foto © Gianbattista Manganoni

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